Vino: Cia Umbria, stop alle emergenze, serve un piano strutturale
L'appello del presidente Di Filippo: "Servono misure stabili per tutelare i produttori locali e garantire la sostenibilità del settore"
Il settore vitivinicolo sta attraversando una trasformazione profonda, che non può essere letta come una semplice crisi congiunturale. Siamo di fronte a un cambiamento epocale che impone scelte coraggiose e una visione di lungo periodo. Così Roberto Di Filippo, neo presidente di Cia-Agricoltori Italiani dell'Umbria e imprenditore vitivinicolo, (Plani Arche) interviene alla vigilia del Tavolo regionale dedicato al comparto.
Negli ultimi cinquant'anni l'agricoltura ha conosciuto passaggi storici determinanti. Dalla fine della mezzadria, formalmente conclusa nel 1983, fino al profondo cambiamento che ha interessato il vino: da alimento quotidiano è diventato progressivamente un prodotto a forte componente esperienziale ed edonistica. A questa evoluzione prima si è accompagnato un costante aumento del valore delle produzioni, poi anche un drastico calo dei consumi interni, passati da oltre 130 litri pro capite negli anni Ottanta agli attuali livelli, inferiori ai 30 litri.
“Per anni, sottolinea Roberto Di Filippo, il sistema ha retto grazie all'incremento del valore aggiunto e alla crescita dell'export. Oggi però questi elementi non bastano più. Le eccedenze presenti nelle cantine, a ridosso di una nuova vendemmia, dimostrano che il modello va ripensato. Non possiamo limitarci ad attendere che sia il mercato a selezionare chi sopravvivrà. Occorre governare questa fase con strumenti strutturali e una programmazione condivisa”.
Secondo il presidente di Cia Umbria, la risposta deve nascere dalla collaborazione tra istituzioni, organizzazioni professionali, consorzi di tutela e associazioni di categoria, che devono provare a superare logiche di parte e cominciare a lavorare assieme. Altri Paesi produttori hanno già avviato da tempo politiche di gestione del potenziale produttivo. “Anche in Italia è arrivato il momento di affrontare questa sfida con responsabilità, evitando interventi emergenziali che nel tempo hanno dimostrato di non risolvere i problemi del settore”.
Di Filippo richiama quindi l'attenzione sulla necessità di tutelare il tessuto produttivo umbro e nazionale, composto prevalentemente da piccole e medie aziende. “Lasciare che sia esclusivamente il mercato a decidere significherebbe favorire inevitabilmente i grandi gruppi, con il rischio di vedere scomparire migliaia di imprese familiari. La missione di Cia è da sempre quella di difendere il reddito delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni e accompagnarle nelle grandi transizioni. È questo il mandato che intendiamo portare avanti”.
Per il presidente di Cia Umbria esiste ormai una diffusa consapevolezza nel settore che sarà necessario intervenire anche sul potenziale produttivo. Gli agricoltori comprendono che sarà inevitabile una riduzione delle superfici vitate, ma chiedono che questo processo sia equilibrato, proporzionato e accompagnato da misure capaci di garantire la redditività delle vigne che resteranno in produzione. Allo stesso tempo, le cantine hanno bisogno di un mercato finalmente riequilibrato attraverso interventi stabili e non con misure straordinarie e temporanee come le distillazioni di crisi adottate in passato.
Infine, Di Filippo invita a riflettere anche sul rapporto tra il vino e i consumatori. “Negli ultimi decenni il comparto è stato sostenuto da importanti investimenti pubblici e da una narrazione che ha spesso descritto il vino come il settore trainante dell'agricoltura italiana. Oggi dobbiamo recuperare equilibrio e realismo. Il vino è un prodotto di qualità, ma deve tornare a essere percepito anche come parte della quotidianità e della cultura alimentare del nostro Paese. In molti casi il prezzo di una bottiglia al ristorante supera quello dell'intero pasto: è evidente che serve una riflessione anche sul posizionamento del prodotto. Riavvicinare il consumatore al vino, semplificandone la comunicazione e valorizzandone il ruolo culturale, identitario e turistico, può contribuire a rafforzare la domanda, pur nella consapevolezza che i livelli di consumo del passato non torneranno”.
Il tavolo convocato dalla Regione Umbria (29 luglio) rappresenta quindi un'occasione importante per avviare un confronto concreto. L'obiettivo deve essere quello di costruire una strategia condivisa che restituisca prospettive di sostenibilità economica alle imprese e garantisca un futuro competitivo all'intero comparto vitivinicolo umbro.