08 Aprile 2013
Vinitaly-Sol: procedere con il "Piano" olivicolo-oleario strategico per far decollare il settore in Italia
E' grave non puntare sul settore olivicolo-oleario. Dopo più di vent'anni che la politica agricola nazionale ed europea ha ignorato le potenzialità del settore, ora c'è in ballo un Piano d'azione strategico europeo da realizzare tempestivamente che, con i giusti e mirati investimenti, potrà generare enormi margini di crescita e spazi nell'economia mondiale. Questo il monito della Cia-Confederazione italiana agricoltori proprio durante il Sol-Salone internazionale dell'olio extravergine d'oliva, che si sta svolgendo a Verona, in contemporanea al Vinitaly.
Auspichiamo -sostiene l'organizzazione agricola- la rapida realizzazione del nuovo "Piano d'azione strategico" europeo accompagnato da norme nazionali che siano migliorative per l'olivicoltura e per il mercato dell'olio. Un progetto, quello del Piano, varato nel luglio del 2012 dal Commissario Ciolos, che apre uno spiraglio, dopo che per anni gli olivicoltori sono stati abbandonati tra mille difficoltà. Ma, nonostante quello scenario -sottolinea la Cia- il settore olivicolo-oleario "made in Italy" è riuscito egualmente a primeggiare nel mondo per qualità delle produzioni, muovendo, ogni anno, un fatturato che si aggira intorno ai 3 miliardi di euro. Il tutto, in un mercato sostanzialmente senza regole precise e dove si sono dovuti fronteggiare competitori molto agguerriti. Adesso -prosegue la Cia- l'Unione europea ha finalmente riconosciuto il ruolo strategico che il settore olivicolo ricopre nell'agricoltura europea ed è quindi necessario continuare a lavorare all'applicazione del Piano, che comprende misure a breve termine e a lungo termine.
L'applicazione del Piano -spiega la Cia- comporterà la modifica dei regolamenti comunitari che consentiranno una migliore tutela del prodotto europeo sul mercato come ad esempio una corretta etichettatura del prodotto, la valorizzazione del prodotto europeo di qualità e l'intensificazione dei Piani di controlli all'interno degli stati membri.
A livello nazionale -secondo la Cia- è necessario lavorare affinché siano riconosciuti sistemi di qualità nazionale, in grado di valorizzare il prodotto extravergine italiano e lavorare affinché le denominazioni di origine ottengano il loro spazio sul mercato, grazie al forte legame con il territorio che ne identifica la loro particolare qualità.
E' importante costruire -sostiene la Cia- un sistema di controlli forte che tuteli il settore dalle continue sofisticazioni, anche attraverso un inasprimento delle normative vigenti per contrastare le azioni illecite e speculative che colpiscono l'olio italiano.
Nel mondo -conclude la Cia- c'è un potenziale enorme bacino di consumatori ancora inesplorato, quindi gli olivicoltori italiani dovranno essere pronti a raccogliere la sfida per soddisfare il mercato, ma devono essere posti nelle condizioni di poter utilizzare le giuste armi.
Il settore in cifre
Le aziende: Nel nostro Paese le aziende olivicole sono stimate in circa un milione ed un milione sono anche gli ettari investiti a superficie olivetata.
Le aziende definibili "potenzialmente" professionali, a tempo pieno o parziale (almeno 250 piante), sono circa il 20%, con una quota di produzione del 40%.
Poco più di 10.000 aziende (l'1,3% del totale) possiede più di 1000 piante ed una quota di produzione del 25%.
Clienti Esteri: Tra i paesi clienti, buona la performance negli Usa, con 133 mila tonnellate di olio esportate (+5,3% in quantità e +4% in valore), e in Germania, secondo paese acquirente, dove le spedizioni hanno raggiunto le 48 mila tonnellate con un aumento del 6,6% nei volume e del 3,2% nei corrispettivi monetari. In Giappone il balzo in avanti è addirittura del 24% per le quantità e del 20% per gli introiti, mentre tra i nuovi consumatori Cina e Russia fanno registrare un incremento dell'export di circa il 18% sia in volume che in valore.
Export: Quanto alle esportazioni, le 416 mila tonnellate spedite oltre frontiera segnano il nuovo record nazionale, facendo registrare una progressione del 3,5% su base annua. Decisivo anche in questo caso il contributo dell'olio di oliva, in primis vergine ed extravergine, prodotti che insieme rappresentano il 70% delle vendite all'estero. Molto positiva la dinamica anche per il lampante, con volumi più che raddoppiati rispetto all'anno precedente.
(Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea)