Giornata internazionale delle donne rurali: il messaggio della presidente Rosa Giovanna Castagna
Figure strategiche e portanti delle comunità rurali, in Italia e nel mondo
“La donna agricoltrice è figura strategica e portante delle nostre comunità rurali. Grazie al suo lavoro nei campi e alla capacità di valorizzare la multifunzionalità dell'azienda, salvaguarda non solo il reddito dell’impresa, ma anche la possibilità di continuare a vivere nelle aree interne e rurali del Paese, contrastando lo spopolamento di interi territori. Una donna, dunque, ma con più ruoli: un impegno consistente non ancora adeguatamente riconosciuto. Per questo continueremo a batterci, oggi e sempre”. A dirlo è la presidente nazionale di Donne in Campo-Cia, Rosa Giovanna Castagna, nel suo messaggio in vista della Giornata internazionale delle donne rurali, che ricorre domani 15 ottobre, e a chiusura dell’Anno internazionale della donna agricoltrice 2026, proclamato dall’Onu.
Richiamato da Castagna, dunque, il contributo fondamentale delle donne alla sostenibilità dell’agricoltura italiana e globale, e che va ben oltre i campi e le stalle, continuando a emergere come indispensabile e importante anche nella sfera sociale. Un doppio lavoro, purtroppo ancora troppo a margine delle politiche nazionali ed europee.
“Le donne -spiega la presidente dell’associazione al femminile di Cia- non sono solo imprenditrici e lavoratrici della terra, ma anche madri, figlie e caregiver a tempo pieno. I progressivi tagli ai servizi sanitari di prossimità e la carenza di strutture per l'infanzia e la terza età hanno scaricato interamente sulle loro spalle l'assistenza ad anziani e familiari fragili. Questo lavoro di cura gratuito, spesso invisibile, limita la crescita imprenditoriale, mina la parità delle opportunità e compromette il benessere psicofisico delle agricoltrici”.
Infine, “sottolineiamo l’urgenza -prosegue Castagna- di interventi per colmare il divario retributivo di genere, causato da salari e giornate lavorative inferiori a quelle maschili, che si riflette in un divario pensionistico dovuto a contributi ridotti, carriere più corte e interruzioni per maternità o cura dei familiari. Coltivare significa prima di tutto prendersi cura del territorio e della comunità. Chiediamo -conclude- che le Istituzioni facciano la loro parte, trasformando le nostre richieste in strumenti concreti e investimenti consistenti, per restituire diritti, valore e dignità alle donne della nostra agricoltura”.