18 Maggio 2023 | News

Ue: Cia, avanti su Genome editing per rafforzare politica riduzione agrofarmaci

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Il vicepresidente Bartolini risponde ad articolo Euractiv.com “No to pesticide cuts? No gene editing proposal, Commission official warns”

Per ridurre l’uso degli agrofarmaci in agricoltura, occorre attivare un percorso graduale e guidato che parta, esattamente, dalla messa in campo di soluzioni alternative, comprovate da studi scientifici, in grado di assicurare le stesse rese al settore. La transizione green della Farm to Fork va realizzata insieme agli agricoltori e non contro. Cia-Agricoltori Italiani torna, così, sul tema, preoccupata per i messaggi ambigui che, a mezzo stampa, sembrano arrivare dalla Commissione europea.

A lasciare perplessa Cia, un articolo della testata Euractiv.com (“No to pesticide cuts? No gene editing proposal, Commission official warns”) nel quale si sostiene che, a detta ufficiosa di un funzionario, l’esecutivo Ue potrebbe riconsiderare la presentazione della sua imminente proposta sul Genome editing, se il Parlamento europeo dovesse respingere i piani per ridurre drasticamente il rischio e l’uso dei fitofarmaci.

Nel controverso dibattito sulla proposta SUR che mira al dimezzamento entro il 2030, come in quello, altrettanto acceso, per lo sviluppo di nuove tecniche genomiche, “evitiamo un atteggiamento dicotomico tra favorevoli e contrari -commenta Matteo Bartolini, vicepresidente di Cia-Agricoltori Italiani con delega alle politiche Europe-. Occorre, piuttosto, un approccio costruttivo rispetto all'ambiziosa agenda europea orientata a una produzione più rispettosa dell'ambiente e della biodiversità”.

Detto questo, Bartolini aggiunge anche: “Vanno però date garanzie agli agricoltori che privati dei fitofarmaci, ma anche di alternative valide, temono giustamente la perdita di produzione, sempre più sotto attacco di malattie come la flavescenza dorata o la Xylella. Serve un’apertura chiara al Genome editing -conclude il vicepresidente nazionale di Cia- per cultivar più resistenti alle fitopatie o agli stress derivanti dai cambiamenti climatici. L’urgenza di tutto questo è drammaticamente sotto i nostri occhi”.


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