22 Giugno 2026

Terre alte: ASeS-Cia per Alpe Brunedo. Bilancio progetto d'inclusione

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La Ong capofila. Riqualificato il rifugio in chiave multifunzionale e reinserimento lavorativo

ll progetto “Alpe Brunedo: resilienza e inclusione nelle terre alte”, finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del Bando Ruralis e portato avanti da Contina Cooperativa Sociale, capofila, ASeS-Agricoltori Solidarietà e Sviluppo, l’Ong di Cia-Agricoltori Italiani, e Comune di Gravedona ed Uniti, racconta come anche le aree più piccole, marginali e a rischio abbandono possano tornare a vivere attraverso agricoltura sociale, produzione, inclusione e nuove opportunità per il territorio.

È questo il senso del percorso presentato sabato 20 giugno all’Alpe Brunedo, nelle terre alte di Gravedona ed Uniti in Lombardia: un intervento che tiene insieme sostenibilità ambientale, funzione sociale, valorizzazione del territorio, ospitalità e possibilità di reddito.

A fare gli onori di casa sono stati i referenti di Contina Cooperativa Sociale, insieme al Comune di Gravedona ed Uniti. Presenti amministratori, cittadini e realtà del territorio, insieme per condividere il lavoro svolto e guardare alla nuova fase dell’alpeggio. All’iniziativa ha partecipato anche Dario Olivero, neoeletto presidente di ASeS-Cia. Gli interventi sono stati aperti dal sindaco di Gravedona ed Uniti. Nel corso dell’incontro sono poi intervenuti Giovanni Molina, agronomo, con un approfondimento sugli aspetti tecnici del progetto, e il presidente di ASeS, che ha richiamato il valore dell’agricoltura sociale nei contesti marginali e nelle aree a rischio abbandono.

Avviato nel marzo 2023 e in conclusione nel giugno 2026, il progetto ha riqualificato Alpe Brunedo con un intervento dal valore complessivo di circa 330 mila euro, rendendo più funzionali e accessibili il rifugio, gli spazi di ospitalità e gli ambienti destinati alle attività agricole, formative e sociali. Sono stati realizzati interventi di adeguamento funzionale e ristrutturazione del rifugio, degli spazi di ospitalità, degli impianti e degli ambienti destinati alla valorizzazione dei prodotti. La vecchia stalla è stata parzialmente recuperata e destinata a laboratorio multifunzionale, mentre la funzione didattica troverà spazio nella sala grande all’interno della struttura. Una parte importante del progetto ha riguardato anche la dimensione agricola. Sono state avviate attività legate alla coltivazione di erbe officinali e piccoli frutti, alla trasformazione e valorizzazione delle produzioni locali, alla vendita in loco e all’apicoltura, con l’inserimento di arnie e il coinvolgimento di competenze tecniche specifiche.

Nel corso del progetto sono state attivate 10 borse lavoro, a cui si sono aggiunte 6 proroghe, coinvolgendo complessivamente 9 persone in percorsi di reinserimento lavorativo. Una parte significativa delle risorse, pari a circa 39 mila euro, è stata destinata a queste attività, confermando il ruolo centrale attribuito alla formazione, all’accompagnamento e all’inserimento lavorativo. Le persone coinvolte provenivano da situazioni diverse di fragilità e svantaggio: persone con dipendenze, persone prese in carico dai Servizi Sociali del territorio, persone con disabilità psichiche o sensoriali, minori in età lavorativa seguiti da comunità educative e disoccupati con più di 50 anni. Una delle borse lavoro è stata pensata come percorso di formazione e orientamento rivolto a un minore straniero non accompagnato. All’interno dei percorsi è stata coinvolta anche una donna. Per l’individuazione dei tirocinanti ha collaborato anche l’Ufficio di Piano Le Tre Pievi – Servizi Sociali Alto Lario di Gravedona ed Uniti, confermando l’importanza di una rete territoriale capace di collegare bisogni sociali, formazione e opportunità di lavoro. Accanto alle borse lavoro, sono state erogate 16 giornate di formazione, per un totale di 96 ore, dedicate a competenze di base, sicurezza, primo soccorso, formazione specifica e attività connesse alla gestione degli spazi, alle produzioni e ai servizi previsti dal progetto.

Alpe Brunedo rappresenta così un esempio concreto di agricoltura sociale applicata alle terre alte: un’agricoltura che non si è limitata alla dimensione produttiva, ma ha scelto di restituire valore a un territorio a rischio di abbandono, tenendo insieme lavoro, formazione, inclusione, cura del paesaggio e relazioni di comunità. Una produzione agricola che trova valore anche nell’ospitalità e nella capacità di rendere l’alpeggio un luogo aperto, vissuto e attraversato.

La struttura dispone infatti di 14 posti letto ed è pensata per ospitare gruppi, famiglie, comunità e realtà del territorio anche in autogestione. Alpe Brunedo potrà essere anche un punto di riferimento per ciclisti, escursionisti e visitatori, con prodotti semplici e legati al territorio, come taglieri, bevande, caffè e torte. Un modo concreto per riportare vita in quota e rendere l’alpeggio un presidio attivo nella quotidianità del territorio.

In aree interne e montane esposte a spopolamento, isolamento e perdita di funzioni, esperienze come questa dimostrano come l’agricoltura sociale possa tornare a essere presidio, spazio di apprendimento e occasione di sviluppo, contribuendo a rendere i luoghi vivi e vissuti.