dal Territorio
Tabacco: Cia Umbria, senza contratti pluriennali non c'è futuro
09 Dicembre 2020

Regione al primo posto per produzione. Ora serve sostegno e meno discriminazione

Permettere agli imprenditori del tabacco di fare scelte e investimenti sul lungo periodo, senza più navigare nelle acque cupe dei contratti annuali. Ridare valore e prospettive al comparto tabacchicolo (Umbria al 1° posto per produzione in Italia), assicurando contratti pluriennali con le grandi manifatture del tabacco, Japan e British Tabacco in particolare, sostenendo un settore che ha saputo affrontare la dura prova della pandemia globale mantenendo i posti di lavoro.

È l’appello di Cia-Agricoltori Italiani Umbria alla vigilia dell’incontro “La filiera del tabacco, quale futuro?”, in programma il 9 dicembre alle ore 16.00 (Modalità Webinar su piattaforma Zoom) ideato da Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura e Unitab, Unione Associazioni dei produttori e trasformatori di tabacco dell’Eu, alla presenza della Ministra alle Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

“Il tabacco -ha sottolineato Matteo Bartolini, presidente Cia Umbria- sta offrendo oggi una sicurezza economica per molte famiglie in Umbria. La produzione del tabacco rappresenta per l’Alta Valle del Tevere una realtà agricola e industriale fondamentale, confermando l’Umbria al primo posto per la produzione di tabacco in Italia: siamo un fiore all’occhiello in quanto a specializzazione e know how. Ma per continuare a reggere ai duri colpi che la pandemia globale ha inflitto a tutti i settori economici, e per essere sempre più sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, i coltivatori hanno bisogno di contratti pluriennali”.

I contratti pluriennali danno, secondo Cia Umbria, la possibilità di continuare ad investire sulla produzione italiana. “Il Governo -dichiara Bartolini- dovrebbe sostenere la produzione di tabacco italiano che, a differenza del tabacco prodotto in paesi Extra Ue, è coltivato seguendo rigide norme nell’uso di concimi e diserbanti chimici e che, pertanto, è senza dubbio il migliore dal punto di vista della salute pubblica e il più sostenibile al mondo, anche sotto il profilo ambientale. Se si prestasse più attenzione a questi aspetti, oggi più che mai prioritari, lo stesso Governo italiano ne gioverebbe in tema di tutela di salute pubblica. Invece, dobbiamo ancora constatare che le sigarette acquistate dalla maggioranza dei fumatori italiani non è made in Italy”. Se questo accade, per Cia Umbria c’è anche un evidente problema di governance della filiera italiana stessa, che deve a questo punto essere rivista secondo nuove strategie e obiettivi.

Anche Libero Valenti, presidente Opta, la più grande organizzazione di produttori di tabacco, si unisce a Cia Umbria. “Le aziende - dice Valenti - in questo momento sono in grave difficoltà perché non vedono un futuro chiaro. Noi produttori da anni ci siamo impegnati in un modello di sostenibilità sociale, culturale e ambientale: produciamo un tabacco pulito, non alterato, seguendo tutte le norme sanitarie, sottoponendoci a molti controlli, nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori con contratti che prevedono remunerazioni adeguate per ogni giornata di lavoro. Ma a fronte di tutto questo, ci viene negato il futuro. Serve un cambiamento nella programmabilità del settore. Non è ammissibile che le multinazionali non ci diano garanzie di continuità, dimenticando che le aziende produttrici sono il fulcro dell’intera filiera: noi rivendichiamo dignità”.

La questione delle agevolazioni fiscali sul tabacco riscaldato, rispetto alle normali sigarette. “Ci ha convinto poco -conclude Bartolini- la legge di bilancio che ancora una volta ha picchiato duro sui prodotti da fumo tradizionali tassati oramai all’inverosimile, mentre resta una forbice troppo forte con la più bassa tassazione di prodotti da fumo non tradizionali. Un giusto riequilibrio fiscale tra i diversi usi del tabacco avrebbe fatto bene all’intero settore e non avrebbe alimentato uno sterile dibattito su quale prodotto faccia più o meno male, considerato che ancora non ci sono sufficienti studi scientifici che confermano l’una o l’altra verità”.

 


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