21 Aprile 2022 | News

Siccità: grande preoccupazione per la stagione agricola

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Report ANBI segnala mancanza cronica piogge. Urgente potenziare infrastrutture idrauliche

In uno scenario idricamente deficitario, i primi caldi rappresentano un problema in più, poiché l’evapotraspirazione riduce i benefici delle sporadiche piogge primaverili, laddove neanche lo scioglimento dello scarso manto nevoso riesce a contrastare la crescente siccità. Un problema enorme per l'agricoltura italiana, soprattutto al Nord Italia dove si registra la situazione peggiore.

A segnalarlo è il consueto report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica come continui anche la discesa dei livelli dei maggiori laghi subalpini: il Maggiore è 80 centimetri al di sotto della media storica e in una settimana è sceso dal 30% al 22,7% di riempimento; dopo aver registrato alcuni minimi storici, il Lario è ora al 6,5% del proprio potenziale volume, mentre anche il livello del Garda è in repentino calo, scendendo sotto il 70% della capacità d’invaso.

In Lombardia si stanno già dissolvendo i recenti, seppur esigui apporti di neve, il cui manto, in una sola settimana, è calato del 21,65%, assestandosi a -66,7% sulla media del periodo; a ben rappresentare il quadro complessivo di sofferenza idrica è soprattutto la condizione del fiume Adda, la cui portata è in ulteriore calo: 43 metri cubi al secondo, cioè quasi la metà di quanto registrato nel 2017, la peggiore annata in tempi recenti.

Se in Valle d’Aosta lo scioglimento della neve sta ristorando le portate della Dora Baltea e del torrente Lys, in Piemonte i flussi dei fiumi sono largamente inferiori allo scorso anno.

Non fa eccezione il Po, classificato in condizione di estrema siccità idrologica e le cui portate sono addirittura inferiori a quelle registrate nelle estati più torride: al rilevamento di Piacenza il record negativo era di 232,34 metri cubi al secondo, registrato il 9 agosto del siccitosissimo 2017. Stesse performance con il segno meno si registrano a Cremona e Boretto.

Restando in Emilia-Romagna, oltre ai territori compresi nei bacini montani tra i fiumi Parma e Trebbia, entrano in zona rossa anche le aree a Nord della foce del Reno, dove dall’inizio dell’anno idrologico (1° ottobre) sono caduti solamente 191 millimetri di pioggia e la siccità sembra essere diventata ormai endemica (da gennaio 2021 si sono registrati appena mm. 471 di pioggia). A soffrirne sono principalmente i fiumi, che perlopiù ristagnano con portate largamente sotto media (Secchia, Enza e Trebbia stabiliscono il nuovo minimo storico), così come il volume idrico invasato nei bacini piacentini di Mignano e Molato.

In Veneto, dove si è alla vigilia dello stop al 50% dei prelievi irrigui, sono decrescenti i livelli di tutti i corsi d’acqua: esemplare è il livello dell’Adige, ridotto di ulteriori 35 centimetri in 7 giorni.

Il rischio, ora, è che le paventate restrizioni ai prelievi irrigui influiranno sulle produzioni agricole, significativamente, e questo proprio nel momento in cui le emergenze pandemica e bellica pongono l’autosufficienza alimentare come elemento centrale per il futuro del Paese. Per questo, così come si stanno cercando soluzioni energetiche alternative, è indispensabile avviare urgentemente un piano per adeguare e implementare un conclamato asset strategico come le infrastrutture idrauliche.

Permangono sotto media i principali corsi d’acqua della Toscana: il Serchio è al 25% circa, della portata, l’Ombrone al 30% ca., il Sieve al 50% ca.

Le portate fluviali decrescono complessivamente anche in Centro Italia, seppur in maniera disomogenea: a stare meglio sono le Marche, dove le portate fluviali sono in linea con gli anni scorsi mentre, nel Lazio, l’Aniene registra una portata più che dimezzata rispetto alla media storica e il Sacco è al minimo dal 2017.

In Abruzzo, nonostante il deficit pluviometrico di marzo, il bacino della diga di Penne è al massimo livello in anni recenti a conferma dell’inversione di tendenza, registrata sul versante adriatico centro-meridionale dall’autunno 2021 dopo un’annata idrologicamente negativa.

In Campania crescono mediamente i livelli dei fiumi Garigliano, Sele e Volturno.

In Basilicata, dove la stagione irrigua è avviata da settimane, i volumi idrici invasati si riducono di quasi 5 milioni di metri cubi, scendendo leggermente sotto quanto trattenuto lo scorso anno; curiosamente analogo quantitativo d’acqua è invece l’incremento registrato nei bacini di Puglia, dove l’invaso di Capacciotti raggiunge, per il secondo anno consecutivo, il massimo livello consentito.

In Calabria, aprile ha mediamente portato finora circa 33 millimetri di pioggia, consentendo volumi invasati nella media.

In Sicilia, i volumi invasati sono complessivamente superiori di circa 92 milioni di metri cubi a quelli dell’aprile 2021; le precipitazioni sono stati più abbondanti in provincia di Palermo, nel Siracusano e a Messina, mentre ha piovuto meno nell’entroterra, a Catania e ad Agrigento.

In Sardegna, infine, ad aprile sono caduti mediamente 23 millimetri di pioggia; nei bacini della regione, però, mancano all’appello circa 94 milioni di metri cubi pari indicativamente al 5%.


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