Riso: Cia Piemonte, nuovo regolamento Ue penalizzante, serve svolta per difendere settore
"Dal forum di oggi deve partire un’azione forte e coesa di tutta la filiera risicola europea, sollecitando gli europarlamentari per modificare la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia, rendendola realmente efficace. Bisogna intervenire sulla revisione dei dazi di importazione e fare valere il principio di reciprocità delle regole sotto il profilo sociale, ambientale ed economico, considerando il riso come prodotto sensibile e non inserendolo più negli accordi di libero scambio. Le importazioni stanno distruggendo il settore risicolo, con il rischio che questo venga fortemente ridimensionato. È necessario un cambio di rotta da parte della Commissione europea, salvaguardando la risicoltura italiana ed europea che è un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo".
Così Manrico Brustia, referente regionale del comparto Risi di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, commenta l’esito del Forum europeo tra i Paesi produttori di riso organizzato oggi da Ente Risi, occasione di confronto tra rappresentanti del settore e organizzazioni agricole sul futuro della risicoltura comunitaria.
Dal confronto è emersa una forte preoccupazione condivisa per gli effetti delle politiche commerciali europee e per il rischio che il nuovo regolamento sul sistema delle preferenze generalizzate possa ampliare ulteriormente l’accesso al mercato comunitario per il riso proveniente da Paesi del Sud-Est asiatico, come Cambogia e Myanmar, senza strumenti di tutela adeguati per i produttori europei.
"Il riso è un’eccellenza dell’agricoltura Made in Italy -sottolinea il presidente nazionale di Cia-Agricoltori italiani, Cristiano Fini-, ma il comparto affronta sfide enormi: dai cambiamenti climatici agli aumenti dei costi produttivi, dalle dinamiche di mercato sempre più complesse alle politiche di transizione green spesso contraddittorie. In questo contesto già critico, la clausola di salvaguardia proposta, con parametri totalmente inadeguati, rischia di essere semplicemente inutile".
Una situazione che preoccupa in particolare il Piemonte, prima regione risicola italiana e cuore della produzione nazionale. Qui si concentra infatti circa la metà del riso prodotto nel Paese, un comparto che rappresenta non solo un pilastro economico per molte aree rurali, ma anche un elemento fondamentale per la gestione del territorio, delle risorse idriche e del paesaggio agricolo.
"Negli ultimi mesi -osserva Brustia- le quotazioni di alcune varietà hanno subito forti ribassi, con valori scesi ben al di sotto dei costi di produzione. Una dinamica che, se dovesse proseguire, rischierebbe di mettere in difficoltà numerose aziende e di ridurre progressivamente le superfici coltivate, con il pericolo concreto di una desertificazione delle aree risicole".
Tra le proposte avanzate dalla filiera risicola europea c’è la revisione dei massimali previsti nella clausola di salvaguardia, capace di intervenire in modo rapido quando le importazioni superano determinate soglie, oltre alla revisione dei massimali attualmente previsti.