15 Dicembre 2009
Pubblicato il libro "Giuseppe Avolio. Dalle lotte per la terra alla Politica agricola comunitaria"
È stato pubblicato dalla casa Editrice Rubbettino di Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro il volume dal titolo "Giuseppe Avolio. Dalle lotte per la terra alla Politica agricola comunitaria" a firma di Michele Drosi ed Elisabetta Palumbo, con prefazione di Emanuele Macaluso ed introduzione di Giuseppe Politi.ll testo ripercorre la storia del sindacalista agricolo di Afragola che nel 1977 divenne il primo presidente della Confederazione italiana coltivatori, oggi Cia,
Riportiamo qui di seguito l'introduzione di Giuseppe Politi.
"Ho conosciuto per la prima volta Giuseppe Avolio alla fine del 1974 in occasione di un convegno organizzato dal Psi a Lecce sui problemi dell'agricoltura con particolare riferimento al ruolo degli enti di sviluppo agricolo e sull'irrigazione. In quel periodo ero ancora uno studente universitario, impegnato nella Federazione dei Giovani Socialisti. Pur non interessandomi direttamente dei problemi del settore agricolo, partecipai a quell'iniziativa con grande interesse. Di quella partecipazione ricordo la grande passione e competenza del dirigente nazionale che concluse il dibattito. In quell'occasione non avrei neppure lontanamente immaginato che, dopo un breve periodo, ci saremmo rincontrati nella stessa organizzazione, la Confcoltivatori oggi Cia. Ancor meno potevo immaginare di dover fare delle considerazioni su un libro che ripercorre la vita di un grande dirigente socialista e del movimento contadino italiano e di doverlo fare nella responsabilità di Presidente della Organizzazione che tutti identificavano come "quella di Peppino Avolio". Giuseppe Avolio è stato un protagonista della scelta che diede vita alla Costituente Contadina prima e alla costituzione della Confcoltivatori dopo. La paternità di quella scelta appartiene ai dirigenti dei partiti politici della sinistra (Pci e Psi) e ai dirigenti delle organizzazioni (Alleanza dei Contadini, Federmezzadri/Cgil e parte dell'Uci) che hanno scelto di dare vita alla nuova organizzazione. Peppino Avolio ha avuto, però, il grande merito non solo dell'affermazione della nuova organizzazione nelle campagne e nella società italiana, ma è riuscito a caratterizzarla, a renderla originale ed a identificarla. Peppino Avolio ha trasmesso alla "sua" organizzazione il suo carattere e la sua visione dell'agricoltura e del ruolo degli agricoltori in una società sempre più complessa. In ultima analisi la nascita della Confcoltivatori ha una paternità plurima, ma la sua formazione e le caratteristiche fondamentali sono riconducibili quasi in maniera totalizzante al suo primo presidente. In un certo senso la vita della Confcoltivatori, divenuta poi Cia, si identifica con l'azione e le proposte di Avolio. Questa mia affermazione trova conferma nella lettura di questo libro che, pur descrivendo un lungo arco della vita e dell'impegno politico di Giuseppe Avolio, ripercorre la vita e le tappe più significative della vita della "sua" Organizzazione. La nascita della Confcoltivatori rappresenta non solo una novità organizzativa nella recente storia della rappresentanza degli agricoltori in Italia, ma segna una marcata discontinuità nella presenza dei partiti della sinistra nell'agricoltura. Questa discontinuità è stata voluta e realizzata da Giuseppe Avolio che, pur provenendo dalla militanza in un partito e divenuto presidente a seguito di un accordo tra le Organizzazioni che parteciparono alla Costituente Contadina e i due partiti della sinistra, ha con grande determinazione rivendicato l'autonomia della nuova Organizzazione dai partiti e dai sindacati. In occasione di un incontro dei gruppi dirigenti della Confcoltivatori che si svolse dopo pochi mesi dalla costituzione della Confcoltivatori a Vico Equense in provincia di Salerno, nel suo intervento conclusivo Avolio non si limitò solo a rivendicare l'autonomia dai partiti e dai sindacati, ma in maniera molto esplicita e argomentata, pur evidenziando gli aspetti negativi e le insufficienze dell'azione e della presenza della maggiore Organizzazione agricola italiana, la Coldiretti, si soffermò a lungo su quelli che erano stati gli errori dei partiti della sinistra italiana in rapporto alla loro presenza e alle scelte politiche nelle campagne italiane. La scelta della sinistra italiana di considerare quasi totalizzante l'azione politica nelle campagne italiane a favore dei lavoratori dipendenti e dei piccoli contadini aveva, nei fatti, ostacolato negli anni "50 e "60 l'affermazione delle organizzazioni che si richiamavano ai valori della sinistra e favorito, oltre ogni merito, le altre organizzazioni e, soprattutto, la Coldiretti. Il valore dell'autonomia per Avolio rappresentava una condizione prioritaria per affermare la nuova Organizzazione, ma anche uno stimolo ai partiti della sinistra per una nuova e diversa considerazione ed attenzione verso i lavoratori autonomi e gli imprenditori agricoli. Al valore dell'autonomia, Avolio ha affiancato il valore dell'unità verso le altre Organizzazioni, ma anche e con analoga determinazione, all'interno dell'organizzazione. Autonomia, ma mai indifferenza, e l'unità rappresentano per Peppino Avolio due valori fondamentali per affermare la nuova organizzazione e caratterizzanti la sua azione nei rapporti con i partiti, i sindacati, ma anche all'interno. Questi valori oggi nessuno pensa di dover mettere in discussione e, in un certo senso, appaiono anche semplici ed ovvi nella loro annunciazione ed affermazione. Certamente non lo erano negli anni della costruzione della nuova Organizzazione. L'impegno del presidente Avolio per la difesa e valorizzazione dell'agricoltura e per l'affermazione dei diritti degli agricoltori in quanto imprenditori e cittadini è caratterizzato dall'esaltazione dei valori delle attività agricole e alla centralità della produzione di alimenti e alla libertà d'impresa. "L'agricoltura è vita difendiamola e innoviamola", questo slogan racchiude in maniera significativa e completa la sua proposta di politica agraria ed economica. Come "produciamo meno, per produrre meglio" rappresenta in maniera inequivocabile la scelta per la qualità come elemento caratterizzante le produzioni agricole italiane e in un certo senso il prerequisito per affermare le produzioni agricole italiane sui mercati interni ed internazionali. Come opportunamente evidenziato dagli autori di questo libro, la scelta della qualità negli anni in cui fu compiuta da Avolio, non era semplice e non era stata accolta con grande entusiasmo neppure tra gli iscritti e i dirigenti della Confcoltivatori. Oggi rappresenta il valore più importante e da tutti riconosciuto per affermare i nostri prodotti tra i consumatori. Ma in Giuseppe Avolio era fortemente presente la necessità di guardare oltre i confini del nostro Paese per meglio affermare i valori dell'agricoltura in campo economico, ma anche per contribuire, attraverso le attività agricole, a superare i conflitti presenti in vaste aree del mondo e soprattutto nell'area del Mediterraneo. Da questa forte e radicata consapevolezza discende l'eccezionale impegno a livello europeo chiedendo ed ottenendo l'ingresso della Confcoltivatori nel Copa e impegnandosi nella Federazione Internazionale dei Produttori Agricoli (Fipa) per uno specifico riconoscimento all'area del Mediterraneo ottenendo la costituzione di un comitato specifico e da lui presieduto.
Autonomia, unità, qualità, libertà d'impresa e nuovi diritti rappresentano le parole chiave che racchiudono la proposta politica e l'azione di Peppino Avolio: le stesse sono le caratteristiche portanti della Confcoltivatori ieri e Cia oggi. Il suo messaggio e le sue scelte le ritengo oggi ancora valide ed attuali. Anzi ritengo che oggi lo siano ancor di più per affermare il valore dell'agricoltura in una società che in pochi anni e profondamente cambiata e nei rapporti con le istituzioni e la politica che ha completamente rovesciato le certezze di ieri.
In questo senso devo essere grato agli autori di questo libro, Elisabetta Palumbo e Michele Drosi, per il lavoro compiuto e per aver chiesto un mio breve commento. La lettura del libro mi ha offerto ricordi, certamente tanti, ma anche riflessioni per meglio affrontare i problemi dell'oggi. Ricordi, riflessioni, scelte, ma anche nuove ed impegnative responsabilità che nascono dalla consapevolezza di lavorare nella sede da lui voluta e realizzata e nella stanza al terzo piano in via Mariano Fortuny a Roma che fu di Peppino Avolio e nella quale lo abbiamo salutato solo pochi anni fa."