One Water: Cia, serve svolta strutturale. Acqua prima infrastruttura del Paese
Il presidente Fini al Forum Euromediterraneo: “Pac post 2027 sostenga investimenti senza nuovi vincoli burocratici. Più spazio a ruolo agricoltori in cura territorio e per resilienza idrica”
L’acqua è la prima infrastruttura agricola italiana: senza disponibilità idrica non ci sono sicurezza alimentare, qualità, produzioni di Dop e Igp, occupazione e tenuta sociale ed economica delle aree rurali. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, oggi al Forum Euromediterraneo dell’Acqua, organizzato dal Comitato One Water al Centro Congressi La Nuvola di Roma.
“Non siamo più di fronte a siccità cicliche, ma a un’era in cui scarsità, alluvioni ed eventi estremi convivono nello stesso anno e sugli stessi territori. Per questo -ha detto- dobbiamo passare definitivamente dall’emergenza a una politica strutturale di resilienza idrica”.
Poi, sulla scorta dei dati raccolti da Cia con la “Carovana dell’Acqua”, Fini ha richiamato la necessità di inserire il tema al centro delle prossime politiche europee. “La nuova Pac post 2027 e la Strategia europea per la resilienza idrica devono creare le condizioni per sostenere concretamente le imprese agricole, con risorse adeguate e senza tradursi in nuovi obblighi burocratici o in riduzioni lineari e indiscriminate dei prelievi. La resilienza idrica non si costruisce penalizzando chi produce, ma investendo”.
Più nel dettaglio, ha proseguito Fini, “dai territori che abbiamo attraversato e ascoltato con la Carovana dell’Acqua confrontandoci con agricoltori, istituzioni e soggetti impegnati nella gestione della risorsa, emerge un quadro molto diversificato, ma anche una linea comune rispetto alle priorità su cui intervenire: aumentare la capacità di accumulo dell’acqua, investire nella digitalizzazione e nell’irrigazione di precisione, puntare sulla ricerca, mettere in rete le buone prassi, valorizzare le potenzialità dell’economia circolare. Forte la consapevolezza, da parte dei produttori agricoli, delle sfide che abbiamo davanti e degli interventi necessari, insieme alla volontà di partecipare e contribuire in prima persona alla costruzione di una maggiore resilienza idrica dei territori”.
Una disponibilità che, per Cia, deve tradursi anche nel riconoscimento del ruolo che le imprese agricole possono svolgere nella cura del territorio. “In questo senso, insieme alla capacità di favorire la ritenzione dell’acqua, la gestione dei deflussi e a pratiche agricole sempre più efficienti -ha spiegato Fini- gli agricoltori possono produrre benefici che vanno oltre la singola azienda e interessano l’intera collettività. È un contributo che deve essere riconosciuto e valorizzato anche economicamente nell’ambito delle politiche pubbliche. L’agricoltura -ha concluso Fini- è quindi pronta a fare la propria parte. Chiediamo però alle istituzioni la responsabilità di investire nel futuro delle nostre aziende”.