Nocciole: Cia Cuneo, produzione sotto le attese. Il clima presenta il conto
Dopo un 2025 particolarmente difficile, la campagna 2026 si chiude meglio ma senza il raccolto record previsto in primavera.
Stress idrico, caldo e impianti vetusti riducono rese e calibro. Per Cia Cuneo servono investimenti in irrigazione, rinnovo dei noccioleti e valorizzazione della Nocciola Piemonte Igp.
"Coltivare il nocciolo in Piemonte è ancora possibile? Assolutamente sì, ma dobbiamo passare dal concetto di coltura rustica, che non necessita di particolari attenzioni, a quello di coltura che richiede un alto profilo agronomico".
È questa, secondo Maurizio Ribotta, responsabile provinciale del Settore tecnico di Cia Cuneo, la principale sfida per la corilicoltura piemontese, alle prese con gli effetti dell'estremizzazione climatica, produzioni inferiori alle aspettative e costi di gestione sempre più elevati.
"Dopo un triennio segnato da raccolti da dimenticare, tra gelate tardive, siccità record e l'incubo della cimice asiatica, le premesse primaverili avevano alimentato grande entusiasmo –spiega Ribotta–. Le piante erano cariche, la fioritura generosa e l'attecchimento faceva ben sperare. Poi, però, è arrivata un'estate caratterizzata da caldo torrido e prolungato e le prospettive si sono drasticamente ridimensionate".
Le temperature elevate hanno inciso soprattutto sui noccioleti privi di sistemi di irrigazione di soccorso. "Per difendersi dal forte stress idrico –osserva Ribotta– la Tonda Gentile Trilobata ha sacrificato parte del carico fruttifero, provocando una cascola anticipata e riducendo il calibro di molti gusci".
Il risultato è una campagna a due velocità. "Chi si aspettava un'annata da record storico ha dovuto rivedere le aspettative nell'arco di poche settimane –sottolinea Ribotta–. Tuttavia, il bilancio complessivo rimane presumibilmente superiore a quello critico del 2025. La produzione di massa ha tenuto, la qualità sanitaria della mandorla si attesta su buoni livelli e le rese alla sgusciatura lasciano intravedere un prodotto finale mediamente eterogeneo, ma con buone caratteristiche organolettiche, seppure con volumi complessivi inferiori alle prime stime di giugno".
Sul fronte economico, il primo riferimento arrivato dalla Fiera della Nocciola di Castagnole delle Lanze ha segnato una quotazione indicativa di 10 euro per punto resa. "Per un lotto medio di buona qualità, con una resa del 44%, significa circa 440 euro al quintale, con scatti per le partite migliori capaci di arrivare a 46 punti –precisa Ribotta–. Non sono cifre da capogiro se confrontate con i picchi del passato, ma rappresentano una base dalla quale ci si augura possa esserci un incremento, considerati i quantitativi produttivi non soddisfacenti".
A pesare sulle aziende è soprattutto il rapporto tra prezzi, quantità raccolte e costi di produzione. "Gli agricoltori devono fare i conti con l'aumento dei costi di gestione aziendale –aggiunge Ribotta– determinato dal prezzo dell'energia necessaria per la seccatura, dal carburante per i trattori, dai concimi e dai mezzi tecnici in generale".
Per Lorenzo Traversa, già presidente del Consorzio Nocciola Igp, la situazione resta preoccupante soprattutto sul fronte delle quotazioni. "È un'annata complessa dal punto di vista produttivo che al momento volge al termine con molta preoccupazione legata ai prezzi –rileva Traversa–. Dopo la base di Castagnole delle Lanze, non soddisfacente, sono uscite ulteriori quotazioni al ribasso che preoccupano perché minano notevolmente la redditività delle aziende corilicole, già in forte difficoltà negli ultimi anni. Non si riesce a spiegare come in pochi mesi le quotazioni delle nocciole si siano dimezzate".
Secondo Traversa, l'estremizzazione climatica impone inoltre di intervenire sulla struttura produttiva. "È necessario pensare a misure contributive per incentivare l'estirpo degli impianti ormai obsoleti e favorire la spinta verso una corilicoltura sempre più professionale".
Per Ribotta, la risposta passa innanzitutto da un cambiamento nella gestione agronomica. "In passato il nocciolo piemontese viveva quasi esclusivamente di piogge. Oggi la realizzazione di impianti di irrigazione localizzata o di sub-irrigazione è essenziale. Non si tratta di bagnare a pioggia, ma di somministrare piccole dosi di acqua e nutrimento nei momenti critici, per evitare la cascola dei frutti e il fenomeno delle nocciole vuote".
La sfida riguarda anche la valorizzazione del prodotto piemontese. "La vera partita dell'autunno si giocherà sulla capacità del sistema Piemonte di valorizzare il marchio Igp –afferma Ribotta–. In un mercato globale dominato da grandi volumi d'importazione a basso costo, la scommessa dei corilicoltori piemontesi non può essere quella di rincorrere le quantità, ma di difendere l'inimitabile profilo aromatico della Trilobata, convincendo l'industria dolciaria e l'alta pasticceria che la qualità superiore ha un valore preciso".
Il quadro produttivo resta particolarmente delicato. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione delle rese –osserva Igor Varrone, direttore provinciale di Cia Cuneo–. Storicamente la produzione si attestava intorno ai 18 quintali per ettaro, mentre nelle ultime tre stagioni la media reale è scesa a 6-8 quintali. In molti casi parliamo quindi di una produzione più che dimezzata".
Siccità, temperature elevate, grandinate e cimice asiatica si sommano alla vetustà di una parte significativa degli impianti, mettendo sotto pressione la capacità produttiva delle aziende. "Un prezzo elevato non significa automaticamente maggiore redditività per l'agricoltore quando la quantità prodotta si è ridotta drasticamente –aggiunge Varrone–. Se un'azienda raccoglie un terzo o poco più rispetto alla produzione storica, ci aspettiamo che l'aumento del prezzo venga valutato in rapporto alla perdita di prodotto e all'incremento dei costi di produzione".
Per Cia Cuneo, tra le priorità vi sono quindi un intervento regionale per favorire l'estirpo e il reimpianto dei noccioleti più vecchi e un rafforzamento della ricerca e della sperimentazione. "Abbiamo bisogno di una programmazione di medio e lungo periodo – conclude Varrone – accompagnando le aziende nel rinnovo degli impianti, favorendo tecniche di coltivazione più moderne, piante e cloni più adatti alle nuove condizioni climatiche e sistemi capaci di garantire maggiore resilienza. Allo stesso tempo bisogna investire nella ricerca, perché il cambiamento climatico ci impone di trovare risposte nuove. La nocciola piemontese ha un valore enorme e dobbiamo fare in modo che questo valore continui a tradursi anche in reddito per chi la produce".