dal Territorio
Miele: Cia Padova, nei Colli Euganei produzione giù dell'80%
20 Maggio 2021

i dati diramati dall''Organizzazione provinciale in occasione della Giornata mondiale delle api

Gelate tardive, nubifragi e grandinate registrate fra aprile e la metà di maggio, proprio nel clou della fioritura. Nei Colli Euganei, dove molti apicoltori di pianura sono soliti spostare le loro arnie a motivo di una maggiore presenza di acacie, quest’anno la produzione di miele va sotto addirittura dell’80% rispetto a quella (per la verità particolarmente favorevole) del 2020. Se usualmente un’arnia consente la produzione di 10-15 kg di miele, nel 2021 in certi casi una casetta permetterà la produzione di un solo kg. relativamente alla varietà di acacia. La segnalazione è di Cia-Agricoltori Italiani Padova, in occasione della Giornata mondiale delle api, che si celebra oggi, e di quella della biodiversità, che si ricorda il prossimo 22 maggio.

“A metà primavera le temperature minime sono state abbondantemente sotto il valore limite dei 14 gradi -commenta il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini-. Tali temperature, assolutamente non in linea con le medie stagionali, hanno finito per privare i fiori del nettare necessario per l’impollinazione”. A dare la batosta finale le piogge “stop&go”, oltre alle grandinate, che non hanno appunto consentito una regolare fioritura. “La stagione è stata pessima in termini meteorologici, prevediamo una produzione scarsissima”.

In tutto, sono oltre 1.000 gli apicoltori in provincia (7.000, complessivamente, in Veneto; 2.100 quelli professionali). Al fine di rilanciare il comparto la Commissione Europea - nell’ambito del Green Deal (misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei) - ha redatto un documento che prevede la riduzione del 50% dell’utilizzo dei pesticidi chimici entro il 2030.

“Si tratta di un modo concreto -aggiunge Antonini - per fermare la decrescita degli insetti impollinatori. Appoggiamo qualsiasi misura finalizzata a portare avanti un’agricoltura sostenibile: la riduzione dell’uso fitofarmaci è una di queste”. Fra le altre criticità, la frammentazione dell’offerta e la riduzione dei terreni idonei alle api, come illustra uno specifico studio di Veneto Agricoltura. Questo a causa del fenomeno dell’incremento del consumo di suolo, che non sembra conoscere battute d’arresto: in Veneto, ogni anno, vengono letteralmente “mangiati” circa 900 ettari (dati Ispra), con l’effetto di una generale perdita di produttività, carbonio organico e una minore qualità degli habitat delle api. “L’apicoltura non è un settore di nicchia, come spesso viene dipinto, ma un volano per l’economia locale”. Da qualche tempo a questa parte, precisa il direttore di Cia Padova, “questo particolare insetto è, indirettamente, uno dei punti di forza della filiera agroalimentare. Siamo chiamati a riscoprire i ritmi e i tempi della natura; a tale proposito le api sono una cartina al tornasole di come sta la nostra Terra”.

Secondo i numeri forniti dalla Banca Dati Apistica (BDA), infine, in Italia vi sono 55.877 apicoltori. Di questi, il 65% produce per autoconsumo, e il 35% per il mercato. In tutto il Paese si contano oltre 1.200.000 alveari, e 220.000 sciami. L’Italia è il nono Paese per quantità di miele importato, e il diciottesimo al mondo per miele esportato.


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