27 Marzo 2026

Mercosur: Cia delle Alpi, attenzione ad effetti accordo su zootecnia di montagna

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“La presenza capillare di Cia-Agricoltori italiani nei territori resta un punto di riferimento concreto per le imprese agricole, soprattutto nelle aree interne dove altri servizi arretrano. In un mercato ormai globale, non possiamo permetterci di competere in condizioni di svantaggio: sull’accordo Ue-Mercosur sarà decisiva la qualità dei controlli e la tutela delle nostre produzioni. Garantire una giusta remunerazione agli agricoltori significa anche presidiare il territorio e prevenire criticità che, se trascurate, si riversano a valle”. Così Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia del Piemonte e della Valle d’Aosta, concludendo il convegno sulla zootecnia, alla luce dell’accordo Ue-Mercosur svoltosi ad Aosta.

A introdurre i lavori è stato il vicepresidente provinciale di Cia-Agricoltori delle Alpi, Gianni Champion, che ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni dell’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi Mercosur per la zootecnia italiana, con particolare attenzione alle realtà alpine.

Champion ha evidenziato una duplice chiave di lettura: da un lato le opportunità legate all’accesso ai mercati e alla valorizzazione delle produzioni di qualità, dall’altro i rischi connessi a una concorrenza squilibrata, soprattutto in assenza di regole pienamente reciproche su standard sanitari, ambientali e di benessere animale.

Nel corso dell’incontro, il contributo tecnico del professor Davide Biagini dell’Università di Torino ha offerto un’analisi articolata dello scenario internazionale. L’accordo Ue-Mercosur è stato inserito in un contesto di crescente instabilità dei mercati, segnato da nuove dinamiche commerciali e dalla ridefinizione degli equilibri globali. Biagini ha sottolineato come l’Italia mantenga una posizione di esportatore nel comparto lattiero-caseario, mentre risulti più esposta sul fronte delle carni bovine. Ne emerge un quadro complessivamente equilibrato, ma non omogeneo: più favorevole per i formaggi, più competitivo per la carne bovina, con effetti più neutri sul suinicolo. Centrale, secondo il docente, sarà l’efficacia delle quote, delle clausole di salvaguardia e soprattutto dei controlli sulle importazioni, anche rispetto a temi sensibili come deforestazione, sostenibilità e standard produttivi. L’accordo potrà rappresentare un’opportunità solo se accompagnerà una strategia orientata alla qualità e alla differenziazione.

Dal punto di vista istituzionale, l’assessore regionale all’Agricoltura della Valle d’Aosta, Speranza Girod, ha illustrato le specificità del sistema agricolo valdostano, caratterizzato da dimensioni contenute ma da un forte valore identitario. Un modello basato su produzioni di qualità, filiere corte e stretto legame con il territorio, che potrebbe risentire in modo significativo di dinamiche concorrenziali non equilibrate.

Il confronto ha visto la partecipazione attiva di agricoltori e operatori del settore, che hanno espresso le difficoltà esistenti, tra costi di produzione elevati e margini ridotti, e le possibili criticità derivanti dall’ingresso di prodotti a minor costo provenienti dall’estero.

“Dal dibattito -commenta Champion- è emersa con chiarezza la necessità di garantire condizioni di concorrenza eque, rafforzare i sistemi di controllo e sostenere le imprese agricole nella transizione verso modelli sempre più sostenibili e orientati alla qualità, elementi ritenuti indispensabili per il futuro della zootecnia di montagna”.