21 Aprile 2026

Macfrut: Cia, export settore decolla a +11%. Senza manodopera, futuro in pericolo

#fiere #commercio #ortofrutta
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A ortofrutta Made in Italy mancano 120 mila addetti qualificati. Troppi oneri burocratici, decreto flussi da riformare

L’export ortofrutticolo italiano ha raggiunto picchi storici, con una crescita, nell’ultima annata, dell’11% in valore e dell’8% in volume, pari a 4 milioni di tonnellate, ma dietro il dato record si apre una frattura strutturale: la carenza di manodopera. Al comparto mancano più di 120 mila addetti qualificati e apprendisti under 30. A lanciare l’allarme il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, intervenendo oggi al convegno di apertura di Macfrut, al Rimini Expo Centre fino al 23 aprile e con la Confederazione protagonista nella Hall Sud, Stand 082.

Dunque, mentre l’Italia si conferma tra i primi tre esportatori europei, insieme a Spagna e Paesi Bassi, operando in oltre 100 nazioni con un’offerta che spazia dalle mele ai kiwi, dall’uva da tavola agli ortaggi in serra, il destino del comparto -torna a ripetere Cia- resta comunque in bilico a causa di una carenza di personale che è ormai un dramma sistemico per il settore.

Per questo Cia punta il dito sulle magagne burocratiche e sui limiti del decreto flussi che, nonostante i progressi, genera ancora ritardi tra le domande presentate e l’ingresso reale dei braccianti, aprendo varchi al lavoro nero. Parallelamente, i lavoratori italiani calano e invecchiano, con i giovani disincentivati per via di meccanismi d’accesso che ostacolano contratti stabili e continuità lavorativa.

 “Le aziende ortofrutticole -ha precisato Fini nel dibattito sulla competitività del settore- hanno sempre più bisogno di reperire manodopera in tempi rapidi e di semplificazione effettiva nella gestione del lavoro stagionale, riducendo drasticamente gli oneri burocratici legati alle assunzioni”.

In concreto, secondo Cia, sono essenziali azioni concrete, richieste da tempo, in termini di snellimento delle procedure contrattuali con strumenti flessibili e digitalizzati per il lavoro stagionale e occasionale, come i voucher agricoli rivisitati. In secondo luogo, è fondamentale accelerare rispetto a un sistema unico dei controlli che coordini le attività ispettive, eliminando duplicazioni e garantendo verifiche più semplici per le aziende agricole. Ancora, serve una riforma dei flussi migratori che superi la logica dell’emergenza, passando a una programmazione continua e pluriennale basata sulle effettive richieste mappate a livello territoriale e sulle esigenze produttive.

Basta con il “click day” che non rispecchia i tempi delle aziende -precisa Cia-. Si potrebbero creare “corridoi verdi” per i lavoratori extracomunitari, richiesti tramite i protocolli ministeriali delle organizzazioni datoriali. Senza tralasciare il supporto alle politiche abitative per gli operai agricoli.

Inoltre, va rivista la Legge 199/2016 contro il caporalato. Cia suggerisce di semplificare le procedure, con uno sportello digitale agricolo, che concentri in un’unica piattaforma, l’iscrizione alla Rete del lavoro agricolo di qualità (da incentivare, a oggi troppi gli obblighi richiesti), le comunicazioni obbligatorie e la verifica dei requisiti.

“Questi sono passaggi chiave su cui si può intervenire. Vanno superati e risolti una volta per tutte” ha ribadito il presidente nazionale di Cia, Fini, richiamando anche altri problemi storici del settore, come il mancato riconoscimento del valore lungo la filiera, e le criticità più recenti e complesse scaturite dal conflitto in Medio Oriente, in primis l’aumento dei costi di produzione, con il caro gasolio e fertilizzanti. In particolare, gli azotati, come l’urea, in deciso aumento sui mercati internazionali, per effetto sia dei rialzi di energia e gas, che delle criticità negli approvvigionamenti tramite Hormuz. 

“Con l’intensificarsi delle attività nei campi e, quindi, una maggiore richiesta di input energetici, servono sforzi aggiuntivi quantomeno fino a tutto maggio -ha concluso-. Chiediamo alle istituzioni nazionali di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze dei produttori ortofrutticoli, così come già dimostrato con il credito di imposta del 20% sull’acquisto di gasolio agricolo, da Cia sollecitato sin dal Dl Bollette. Dall’Europa, invece, occorre la sospensione del patto di stabilità e l’esclusione del settore primario dal razionamento anticrisi. La sicurezza alimentare va garantita in senso assoluto, deve essere alla base della politica Ue”.