26 Febbraio 2026

Lupo: Cia Lombardia, servono risposte concrete per tutela di cittadini, allevatori e territori

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In seguito alla recente strage di pecore e agnelli alla Rasa, alle porte di Varese, Cia Lombardia torna a esprimere forte preoccupazione per un fenomeno che negli ultimi mesi sta assumendo contorni sempre più evidenti: l’avvicinamento crescente dei lupi ai centri abitati e alle aree periurbane.

Non si tratta più di episodi isolati in zone montane remote, ma di presenze sempre più frequenti a ridosso di case, aziende agricole, strade e sentieri abitualmente frequentati da cittadini ed escursionisti. Una dinamica che, inevitabilmente, aumenta il livello di rischio e di percezione di insicurezza nelle comunità locali.

“La presenza del lupo sta crescendo in modo esponenziale in Lombardia, tanto che la specie non è più in via d’estinzione ma sta diventando problematica per chi vive e lavora sul territorio”, afferma Lorena Miele, vicepresidente di Cia Lombardia. “Serve una legge speciale per la gestione del lupo, perché oggi come non mai la situazione è un grosso problema per le aziende agricole e per chi pratica allevamento.”

La dottoressa Miele sottolinea inoltre come il tema non possa essere affrontato solo sul piano emotivo: “Ben vengano gli incrementi ai bandi per le attività di prevenzione, ma non sono la soluzione definitiva. Non è possibile cintare pascoli enormi o avere una presenza costante a presidio degli animali: così il lavoro agricolo diventa insostenibile.”

Cia Lombardia ribadisce un punto fondamentale: il lupo è un animale selvatico. E proprio in quanto tale mantiene un comportamento predatorio. È comprensibile che nell’immaginario collettivo esista una visione “favolistica” del lupo, non più considerato il “cattivo” delle fiabe. E infatti non è in discussione l’eliminazione della specie, che rappresenta un elemento della biodiversità.

Ciò che si chiede con forza è invece una gestione equilibrata che consenta di tenere il lupo lontano da persone, centri abitati e allevamenti, evitando che la progressiva perdita di diffidenza verso l’uomo trasformi una presenza naturale in un problema strutturale di sicurezza.

L’aumento degli avvistamenti in prossimità di abitazioni e cascine comporta infatti non solo danni economici agli allevatori, ma anche potenziali rischi per animali domestici e persone, con particolare preoccupazione per bambini e famiglie che vivono o frequentano aree rurali.

“È ora di ascoltare chi lavora sul territorio e dare strumenti concreti per difendersi, prima che la situazione diventi insostenibile”, ha ribadito in più occasioni la vicepresidente di Cia Lombardia, richiamando la necessità di monitoraggi costanti, strumenti normativi adeguati e interventi mirati nelle aree più critiche.

Un ulteriore aspetto riguarda l’economia dei territori. Molte delle zone interessate dalla presenza stabile di branchi sono mete frequentate da escursionisti, sportivi e villeggianti durante tutto l’anno. L’aumento della presenza dei lupi vicino ai centri abitati rischia di incidere negativamente sull’attrattività turistica e sulla vitalità economica locale, generando timori che si ripercuotono su strutture ricettive, ristorazione e attività connesse.

Cia Lombardia rinnova quindi l’appello alle istituzioni regionali e nazionali affinché si attivino misure di gestione concrete, tempestive ed equilibrate, nell’ottica di una convivenza possibile ma sicura, che tuteli biodiversità, lavoro agricolo e serenità delle comunità.