Latte invenduto: Cia Puglia, decine di disdette agli allevatori. Troppo dall’estero
Sono decine le disdette di acquisto di latte crudo arrivate negli ultimi giorni agli allevatori pugliesi. L’immissione sul mercato di elevate quantità di latte proveniente dall’estero, a costi inferiori rispetto al prodotto italiano, sta mettendo in ginocchio le aziende zootecniche.
Si aggrava, dunque, la situazione del lattiero-caseario. La crisi del settore è acuita dal forte squilibrio tra il prezzo alla stalla, sempre più basso, e il vertiginoso aumento dei costi di produzione, con l’impennata del prezzo di carburanti, energia e materie prime dovute alle speculazioni e alle conseguenze della guerra in Medio Oriente. Sono aumentati anche i costi dei mangimi, con una serie di fattori concomitanti che stanno rendendo insostenibile la gestione delle stalle dal punto di vista economico.
“È una situazione molto pesante, che riguarda tutta la Puglia e investe anche le altre regioni del Sud”, ha spiegato Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Cia Puglia. “L’instabilità e il calo dei prezzi alla stalla vanno affrontati favorendo azioni e progetti che valorizzino i prodotti realizzati al 100% con il latte made in Puglia. Occorre trovare un punto di equilibrio con la Gdo e le imprese di trasformazione. Una sempre più marcata dipendenza dal latte estero si ritorcerà anche contro di loro”.
“Bene hanno fatto la Regione Puglia e l’assessore Paolicelli ad avviare un percorso e a convocare un tavolo regionale sulla questione, in continuità con quelli svolti nelle ultime settimane, in modo da concertare e programmare azioni che possano sostenere il settore ed evitare che la crisi porti a ulteriori chiusure delle stalle, dopo quelle che si sono susseguite numerose negli ultimi anni. Vanno contrastate le pratiche sleali”, ha aggiunto Sicolo, “e occorre che il Governo attivi concretamente delle politiche che tutelino e promuovano la sovranità produttiva e alimentare. Invitiamo i consumatori a comprare solo latte 100% italiano. È buono, salubre, ha standard di produzione e qualitativi elevatissimi, e genera lavoro e ricchezza che nasce e si distribuisce sul nostro territorio”.