19 Giugno 2026

La Pac che vogliamo

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Le priorità di Cia per una buona riforma 2028-2034

La Politica agricola comune è essenziale per garantire sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, competitività delle imprese e presidio dei territori.

Nella proposta della Commissione Ue per la Pac post 2027 ci sono scelte che rischiano di indebolire il ruolo strategico dell’agricoltura europea. Per questo, Cia mette nero su bianco sette punti chiave per costruire davvero una buona riforma.

Difendere il budget – Serve un bilancio autonomo e vincolato all’agricoltura e allo sviluppo rurale, non si può rischiare che le risorse della Pac vengano ridimensionate o riassegnate in un fondo unico multisettoriale. È necessario un budget potenziato di almeno il 50% rispetto alla proposta attuale e indicizzato all’inflazione.

No alla rinazionalizzazione – La Pac deve restare una politica realmente comune. Maggiore flessibilità agli Stati membri, con il nuovo modello basato su piani nazionali integrati, non deve tradursi in regole diverse e disparità competitive tra agricoltori europei. Difendere l’unità della Pac significa tutelare il mercato unico e garantire condizioni eque per tutti.

Aiuti a chi produce – Il sostegno al reddito deve andare prioritariamente agli agricoltori attivi, a chi lavora e investe nelle imprese, evitando rendite passive legate al solo possesso della terra.

Stop all’esclusione dei pensionati – Dal 2032 gli agricoltori in età pensionabile rischiano di essere esclusi automaticamente dai pagamenti diretti della Pac. Per Cia è una misura sbagliata, che non favorisce il ricambio generazionale e che, soprattutto nelle aree più fragili, rischia di accelerare l’abbandono dei terreni, la chiusura delle aziende e lo spopolamento rurale.

Risorse dedicate ai giovani – Occorre prevedere una quota minima obbligatoria di fondi riservata ai giovani agricoltori, accompagnata da strumenti concreti e smart per insediamento, accesso al credito, investimenti, startup rurali, innovazione e passaggio tra generazioni.

Rafforzare la gestione del rischio – La Pac deve dotarsi di misure più efficaci per affrontare eventi climatici estremi, fitopatie ed emergenze sanitarie. Occorre investire nella prevenzione, ampliare le coperture assicurative e mutualistiche e rafforzare i sistemi di protezione delle imprese agricole.

Più competitività – L’agricoltura deve poter accedere direttamente alle risorse del Fondo europeo per la competitività. Le filiere agroalimentari non possono restare escluse dai principali strumenti Ue per ricerca, innovazione e sviluppo, ma devono essere riconosciute come strategiche.

“La sopravvivenza della Pac dipende dalle scelte di oggi -ha detto il presidente Cristiano Fini-. Servono stabilità, certezza delle regole e la consapevolezza che senza agricoltori non esistono né sicurezza alimentare né sicurezza ambientale per il futuro dell’Europa”.

 


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