24 Marzo 2004
Il caso della flavescenza dorata: il Piemonte importerà vitigni dalla Francia?
La flavesecenza dorata della vite è una grave malattia della vite, ormai diffusasi in tutto Piemonte e sta diventando un problema molto serio, in quanto non esistono metodi di lotta in grado di eradicarla in modo definitivo. I grappoli delle viti malate si seccano e cadono. Si può perdere -sottolinea una nota della Cia Piemonte- fino al 90 per cento della produzione.
In vaste aree del Piemonte viticolo si è dovuto provvedere all'espianto (con contributo pubblico) di interi vigneti ormai "contagiati" in modo irreversibile. Quest'anno la Regione -aggiunge la Cia regionale- ha messo a bilancio per il piano di intervento contro la flavescenza dorata 15 milioni di euro, che si aggiungono agli svariati milioni di euro già spesi negli scorsi anni.
La flavescenza dorata è una malattia così "contagiosa" che -rileva la Cia Piemonte- nei suoi confronti esiste, come in pochi altri casi, un decreto di lotta obbligatoria, il quale impone a tutti i viticoltori di attuare determinate misure preventive e curative. Tra le misure curative sono obbligatori due trattamenti con insetticidi nella stagione.Chi non li fa è sanzionato.Gli stessi produttori biologici devono adeguarsi alla lotta obbligatoria.
Il primo trattamento -aggiunge la Cia Piemonte- va effettuato per colpire le forme giovanili del vettore (l'insetto vettore è una cicalina che compie una generazione all'anno). Si impiegano regolatori di crescita quali il flufenoxuron e il buprofezin o altri principi attivi quali l'etofenprox, il fenitrothion, ecc. ecc.
Il secondo trattamento, a scopo abbattente, si esegue alla comparsa dei primi adulti con principi attivi registrati sulle cicaline della vite (piridaphention, quinalphos, clorypyrifos).
Anche la vicina Francia -sostiene la Cia regionale- sta facendo i conti con la stessa malattia e per ora la combatte allo stesso modo. In Francia, però, l'Inra, l'Istituto nazionale della ricerca agronomica, a carattere pubblico, finanziato dai ministeri dell'Agricoltura e della Ricerca, è stato sollecitato dal governo ad avviare delle ricerche biotecnologiche, per risolvere il problema alla radice, rendendo i vitigni capaci di difendersi dai parassiti, a tutto vantaggio della qualità del prodotto finale.In Piemonte invece, dove gli Ogm sono stati messi "ideologicamente " al bando e molti comuni si fanno un vanto nel dichiararsi Ogm-free, a tali ricerche nemmeno si pensa.
Il Piemonte, per non mettere in discussione i suoi pregiudizi anti-Ogm (che sono cosa diversa dai giudizi anti-Ogm), preferisce usare -conclude la Cia Piemonte- gli insetticidi senza porsi l'obbiettivo di trovare delle alternative più "ecologiche" tramite le biotecnologie, che la collettività potrà poi decidere se utilizzare o meno su larga scala.La cautela nei confronti delle biotecnologie è d'obbligo, ma il blocco della ricerca sta diventando davvero funesto. Il Piemonte rischia, tra qualche anno, di diventare importatore di vitigni dalla Francia.