20 Maggio 2026

Grano duro: Cia Puglia, ok l’incremento di produzione, ma la vera questione è il prezzo

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“Il lieve incremento della produzione di grano duro previsto per l’annata in corso è positivo, ma non risolve i problemi del settore cerealicolo. Serve una svolta: nei contratti di filiera, occorre che sia riconosciuto il valore della produzione italiana e dei suoi parametri qualitativi nel prezzo al produttore”. A margine dell’edizione 2026 del Durum Days, appuntamento internazionale sulla filiera del grano duro che si svolge ogni anno a Foggia, è Rino Mercuri, presidente provinciale di Cia Capitanata, a tornare sulla questione più importante per le aziende cerealicole italiane: la redditività.

“Anche l’Istat -aggiunge Mercuri- ha certificato che, negli ultimi anni, le superfici coltivate a grano duro sono diminuite del 20%. L’aumento di produzione, infatti, è relativo al differenziale rispetto allo scorso anno ed è dovuto soprattutto alle migliori condizioni climatiche che nel 2026 hanno accompagnato la fase di crescita e maturazione nei campi. Le superfici diminuiscono soprattutto perché dal 2022 c’è stato un vero e proprio crollo del valore del grano duro riconosciuto ai nostri produttori. Ci preoccupa anche la tendenza a voler basare il prezzo del grano duro attraverso i listini privati. Così la situazione può solo peggiorare”.

Sulla questione cerealicola è molto chiaro Gennaro Sicolo, presidente regionale di Cia Puglia: “Quest’anno il Durum Days è stato incentrato soprattutto sul rilancio dei contratti di filiera”, spiega Sicolo. “Questa è certamente una necessità da cui ripartire, ma un tema che non può essere eluso resta la volontà o meno di stoccatori e industriali di compiere un passo in avanti rispetto all’esigenza di tutelare e riconoscere la specificità della produzione italiana. Il grano duro italiano è l’unica materia prima attraverso la quale si può produrre la vera pasta italiana al 100%, prodotto di punta del made in Italy. Comprendiamo la necessità di coprire una parte della produzione con le importazioni, ma prima è necessario utilizzare tutto il grano italiano prodotto e riconoscere ad esso il giusto valore che deriva non solo dai nostri parametri qualitativi, dai superiori standard di sicurezza alimentare, ma anche dall’importanza di non mettere a rischio la stessa esistenza di una tradizione e una innovazione che fanno del grano italiano un patrimonio fondamentale”.      

Per Cia, occorre poi ripartire da un corretto funzionamento della CUN. La Commissione Unica Nazionale sul grano duro, infatti, continua a determinare un prezzo al produttore inferiore ai costi di produzione certificati da Ismea.

La tanto auspicata attivazione della CUN, per cui l’organizzazione si è battuta con grande determinazione, ad oggi non è ancora stata in grado di trovare un punto di equilibrio tra la parte agricola e quella industriale, partendo dalla perimetrazione oggettiva dei costi di produzione.

Per questo motivo, Cia Puglia torna a lanciare un appello forte al ministro Lollobrigida e all’Ismea, chiamati a fare in modo che il prezzo al produttore sia determinato a partire dai costi di produzione.

Quegli stessi costi di produzione che hanno subito un’impennata a causa degli aumenti che stanno caratterizzando i prezzi di carburanti, fitofarmaci, energia e concimi. Gli agricoltori non possono continuare a essere l’anello debole della filiera. Il loro lavoro è determinante nel successo della vera pasta italiana realizzata con grano italiano che deve essere equamente remunerato. “Rinnoviamo l’appello ai consumatori italiani: scegliete solo e soltanto la pasta fatta con il 100% di grano italiano: per il benessere e la salute, da una parte, e per la salvaguardia di una concreta sovranità alimentare e sostenibilità economica della cerealicoltura italiana”, conclude Sicolo.