09 Giugno 2026

Grano: Cia Cagliari Sud Sardegna chiede incontro a Prefetto su crisi settore

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Dall'Assemblea di Serrenti l'allarme: perdite da 360 euro per ettaro. Crolla produzione, intere comunità rischiano spopolamento

Una sala gremita di agricoltori, amministratori locali e sindaci ha fatto da cornice all'affollata Assemblea che Cia Cagliari Sud Sardegna ha tenuto a Serrenti.

Un momento di confronto drammatico, ma propositivo sulla crisi nera che sta colpendo le campagne isolane e, in particolare, il comparto cerealicolo del Medio Campidano. Ai lavori ha partecipato attivamente anche l'Assessore Regionale dell'Agricoltura, Francesco Agus, il quale ha assunto l'impegno formale di sostenere le rivendicazioni di Cia sia attraverso gli strumenti della Regione Sardegna, per esempio potenziando l’utilizzo nelle mense scolastiche dei prodotti isolani, sia facendosi portavoce delle istanze isolane nelle interlocuzioni dirette con il Governo nazionale.

Forte del mandato ricevuto da una base sociale compatta e preoccupata, Cia Cagliari Sud Sardegna ha fatto subito un passo successivo, richiedendo un incontro urgente al Prefetto di Cagliari, quale massimo rappresentante del Governo sul territorio. All'incontro prenderà parte il gruppo dirigente della Confederazione accompagnato da una nutrita rappresentanza dei sindaci del territorio, a dimostrazione di come la crisi agricola sia diventata una vertenza sociale e democratica che investe intere comunità.

Il grido d'allarme: a rischio l'esistenza stessa della cerealicoltura Se le tendenze attuali non verranno invertite con urgenza, il vero problema del prossimo futuro non sarà il valore di mercato del grano, ma l'assoluta mancanza di agricoltori disposti a seminarlo. L’estinzione della coltura del grano accentua lo spopolamento di interi territori e mina la tenuta delle aree rurali: senza attività economiche e servizi, la scomparsa di intere comunità diventa un destino inesorabile. I numeri del collasso: profondo rosso da 10 milioni di euro.

L'analisi economica di Cia, basata sui dati ufficiali ISMEA, evidenzia un divario insostenibile tra costi vivi e remunerazione: I costi di produzione: Nel Sud Italia, la coltivazione del grano duro richiede investimenti strutturali prossimi ai 32 euro al quintale (stima calcolata a settembre 2025, antecedente ai recenti rincari globali causati dai conflitti in corso); i ricavi reali: Il paradosso si consuma con le ultime quotazioni della CUN (Commissione Unica Nazionale) Grano Duro che, nella seduta del 25 maggio, ha fissato per le Isole un prezzo del convenzionale di circa 23 euro al quintale. Sottratte le spese logistiche obbligatorie di stoccaggio e trasporto, il ricavo reale netto per i produttori crolla a soli 20 euro al quintale; il bilancio: Mantenendo i 28mila ettari coltivati in Sardegna, a fronte di una resa media di circa 30 quintali per ettaro, il comparto si trova a fronteggiare un deficit di 12 euro al quintale. Ciò si traduce in una perdita secca di 360 euro per ettaro e in un profondo rosso complessivo regionale superiore ai 10 milioni di euro. Una dinamica che istituzionalizza il fallimento della cerealicoltura sarda.

La piattaforma di Cia Cagliari Sud Sardegna: tre richieste per salvare il comparto Al Prefetto di Cagliari, Cia presenterà tre precise e non rinviabili richieste di intervento istituzionale: 1. Riforma Radicale della CUN: La Commissione deve abbandonare il ruolo di spettatore passivo e assumere una funzione attiva di bilanciamento della filiera agroalimentare. 2. Meccanismi di Salvaguardia Cogenti: Introduzione di tutele vincolanti che aggancino i prezzi minimi di vendita ai costi vivi di produzione, dando piena ed efficace attuazione al Decreto Legge in materia di contrasto alle pratiche commerciali sleali. 3. Tracciabilità Totale dei Prodotti Sardi: Una legge rigorosa che vincoli i disciplinari di produzione dei "prodotti tradizionali sardi" all'utilizzo esclusivo di materie prime coltivate in Sardegna, grano incluso.

Non è possibile sbandierare concetti come la qualità del Made in Italy o la sovranità alimentare se si permette il progressivo impoverimento della base produttiva, sottolinea la dirigenza della Cia Cagliari Sud Sardegna. La difesa del reddito dei coltivatori è il primo, imprescindibile tassello per salvare il futuro rurale della Sardegna. L'isola può dare un contributo importante, a condizione che venga garantita continuità produttiva al settore con politiche di sostegno concrete, anche in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato, che rendano remunerativo il lavoro delle nostre aziende.