27 Ottobre 2022 | dal Territorio

Florovivaismo: Cia Padova, in arrivo contributi per 436 imprese "energivore"

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Il presidente Trivellato: "Una goccia in mezzo ad un mare di criticità. Registrati aumenti fino ad un +400%"

Arrivano contributi a fondo perduto per le 436 imprese “energivore” florovivaistiche della provincia, 70 delle quali insistono nel distretto di Saonara. Il relativo Decreto del Ministero delle Politiche agricole sarà pubblicato nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale. Si tratta di contributi, spiega Cia Padova, che andranno a parziale copertura dei maggiori costi sostenuti dalle aziende per il riscaldamento e il raffrescamento delle serre. A livello nazionale, il provvedimento prevede una copertura complessiva di 25 milioni di euro. Al fine di accedere al finanziamento “è necessario che l’incremento delle spese sia maggiore del 30%, calcolato tra il 2021 e il 2022, nei periodi tra il 1. marzo e il 31 agosto 2021 e lo stesso periodo riferito all’anno 2022. L’aiuto ammissibile è pari al 30% delle maggiori uscite sostenute”.

Una boccata d’ossigeno per le imprese riconducibili ai codici Ateco “Coltivazione di fiori in piena aria, coltivazione di fiori in colture protette e riproduzione delle piante”, ma che, secondo il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato, “non è comunque sufficiente a sopperire alle maggiori uscite causate dagli esorbitanti rincari dell’energia”. Secondo uno studio effettuato proprio da Cia Padova, alla fine dell’anno in corso gli aumenti relativi al settore del florovivaismo raggiungeranno un generale +70% rispetto al 2021, con punte che potrebbero addirittura superare il 100%.

“Uno scenario, questo, che costringe alcuni vivai a lavorare in perdita -precisa il presidente-. L’emergenza energetica si riversa non solo sui costi di riscaldamento delle serre -aggiunge-, ma anche sui carburanti per la movimentazione dei macchinari, sulle spese per l’acquisto delle materie prime, dei fertilizzanti, dei vasi e dei cartoni”. Oggi si arriva a spendere dal 50% in più per il gasolio e l’elettricità, al 400% in più per i concimi e il metano, mentre i prezzi degli imballaggi in plastica sono triplicati".

“Se in altri comparti -spiega Trivellato- è possibile concentrare le operazioni colturali nelle ore di minor costo dell’energia elettrica, le imprese florovivaistiche non sono nelle condizioni di interrompere le loro attività, pena il venir meno della fioritura”. Le rose, ad esempio, hanno bisogno di una temperatura fissa di almeno 15 gradi per fiorire; lo stesso vale per le gerbere, mentre per le orchidee servono almeno 20-22 gradi, per il rosmarino 21 gradi costanti. “Chi non è in grado di far fronte a tali aumenti non può far altro che spegnere le serre, per poi riconvertire la produzione”.

“Bene il contributo a fondo perduto -conclude Trivellato-. Ma è una goccia in mezzo ad un mare di difficoltà. Continueremo a chiedere sostegni concreti alle Istituzioni, ne va della sopravvivenza dell’intero comparto”.


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