24 Settembre 2026

Fertilizzanti: Cia, scadenza del 2028 non sia spada di Damocle. Urgente tavolo per transizione

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La questione della sostituzione dell’urea va affrontata in tempo, non può essere un costo a carico delle aziende agricole

Il divieto di utilizzo dell’urea nelle Regioni del Bacino Padano, previsto dal 1° gennaio 2028, non può essere affrontato negli ultimi mesi né tradursi nella sostituzione di un mezzo tecnico con alternative più costose a carico degli agricoltori. Per Cia-Agricoltori Italiani occorre avviare da subito una transizione sostenibile sul piano ambientale, agronomico ed economico.

Il Piano nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria stima in almeno 150 euro per ettaro i maggiori oneri legati ai fertilizzanti alternativi e alle diverse tecniche di distribuzione. Un aggravio significativo per imprese già alle prese con costi di produzione elevati e mercati volatili, soprattutto nelle colture del Bacino Padano, come mais, riso e cereali, per le quali la fertilizzazione azotata incide su rese, qualità e sostenibilità economica.

Ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria è un obiettivo da perseguire senza compromettere la competitività delle aziende. Per questo, secondo Cia, non basta individuare fertilizzanti alternativi: bisogna verificarne disponibilità, costi ed efficacia nelle diverse colture e nei territori. Occorre, inoltre, accelerare la ricerca e la sperimentazione sull’impiego efficiente di fertilizzanti organici e digestato, sui prodotti di nuova generazione e sulle tecniche di agricoltura di precisione, accompagnando gli investimenti con risorse che non sottraggano fondi agli altri interventi della Pac.

Cia chiede, quindi, l’apertura in tempi rapidi di un tavolo tra i Ministeri competenti, le Regioni del Bacino Padano, le organizzazioni agricole, l’industria e il mondo della ricerca. Il confronto dovrà monitorare gli impatti economici e produttivi del divieto, valutare le soluzioni praticabili e definire gli strumenti finanziari necessari. Il 2028 deve essere il punto di arrivo di un percorso preparato insieme agli agricoltori, non una scadenza raggiunta senza alternative realmente utilizzabili.