02 Aprile 2025

Dazi: Cia, fiato sospeso per export agroalimentare in Usa: vino (2 mld), olio (1 mld), pasta (1 mld) e formaggi (550 mln)

#commercio #agroalimentare #dazi
Condividi

Ogni dieci prodotti agroalimentari Made in Italy venduti nel mondo, uno va sulle tavole a stelle e strisce

“Applicare un dazio a due cifre ridurrebbe fortemente la competitività delle eccellenze del Made in Italy. Non è ancora chiaro se il piano sarà per tariffe reciproche, Paese per Paese o prodotto per prodotto, oppure se sarà una tariffa globale ma al 20%. Occorre, comunque, il massimo impegno per evitare una guerra commerciale che sarebbe fortemente lesiva per l’Italia”. Così Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, interpreta il nervosismo dei produttori italiani e ricorda come l’export agroalimentare verso gli Usa valga quasi 8 miliardi di euro (è il 25% di quello europeo), che hanno reso quel mercato il secondo nostro sbocco commerciale dopo la Germania.

Ogni 10 prodotti agroalimentari Made in Italy venduti nel mondo, uno finisce sulle tavole a stelle e strisce. Tra i principali prodotti di esportazione negli Stati Uniti, circa la metà è rappresentata, nell’ordine, da: vino (2 miliardi), olio (quasi 1 miliardo), pasta (1 miliardo) e formaggi (550 milioni). L’export agroalimentare italiano nell’ultimo decennio è aumentato a livello globale da 28 a 70 miliardi; per Cia, dunque, una barriera protezionistica così pesante negli Usa rappresenterebbe un pericoloso stop a questo trend positivo e avrebbe ripercussioni anche sugli altri mercati, che potrebbero essere inflazionati da merci originariamente destinate al mercato americano. Senza contare che questa disputa commerciale vedrebbe sullo sfondo il concreto pericolo del proliferare dell’Italian sounding.

Riguardo al mercato del vino, Cia ricorda che gli Usa sono la prima piazza mondiale con quasi 2 miliardi di euro fatturati nel 2024, ma con “esposizioni” più forti di altre a seconda delle bottiglie. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare, lasciando strada libera ai competitor di aggredire una fetta di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno e al Prosecco brasiliano.

Il mercato americano è anche il primo per l’esportazione di olio di oliva tricolore con il 34% sul totale dell’export mondiale. Circa 1 miliardo di euro negli Usa, rispetto ai 3 miliardi di valore per le spedizioni di olio in tutto il mondo: una crescita del 158% negli ultimi 10 anni, dopo aver superato l’iniziale diffidenza del consumatore americano. Il 73% delle importazioni di olio da tavola negli Stati Uniti sono rappresentate da olio extravergine d’oliva, un prodotto fortemente identitario associato alla salute e al benessere. E proprio adesso che, dopo tante campagne di promozione, l’olio evo italiano sta dominando il mercato Usa, il dazio potrebbe ridurne la domanda se non essere sostituito da oli vegetali ricavati da semi, prodotti in America.