22 Ottobre 2026

Cia e PescAgri Veneto al fianco di pescatori e acquacoltori in sciopero

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Perse 700 imprese e crollo della produzione fino all'80%. L'appello del presidente Puppin a sostegno della protesta delle marinerie locali

“Cia-Agricoltori Italiani Veneto e Pescagri-Cia Veneto esprimono la più ferma e convinta solidarietà nei confronti delle marinerie venete, dei pescatori e degli operatori dell'acquacoltura del nostro territorio, oggi in sciopero”. Così il presidente della stessa Cia Veneto, Giorgio Puppin. “Fermare le imbarcazioni e incrociare le braccia non è un atto di mera protesta, bensì un grido d'allarme - drammatico e non più rinviabile - a fronte di una situazione che rischia di cancellare un patrimonio economico, sociale e identitario secolare”. I fatti: il comparto ittico dell’Alto Adriatico rappresenta da sempre un pilastro dell’economia costiera, un’eccellenza che garantisce la sicurezza alimentare e la valorizzazione della filiera corta. Tuttavia, l'insostenibile e prolungato aumento del costo dei carburanti, unito a una contrazione della liquidità aziendale e a vincoli burocratici e normativi sempre più stringenti, sta erodendo i margini di sopravvivenza delle nostre imprese e mettendo a serio rischio il futuro occupazionale di centinaia di famiglie ed equipaggi.

“I dati più recenti -analizza Puppin- descrivono una vera e propria emergenza strutturale: l’economia del mare sta affondando, con la drammatica perdita di circa 700 imprese ittiche chiuse nell'ultimo periodo in tutto il Veneto. Il comparto dell'acquacoltura registra una contrazione vicina al 30%, trainato dal collasso della produzione di molluschi e vongole veraci, le quali hanno subito un tracollo superiore all’80%, a causa dell’emergenza climatica, delle acque troppo calde e dell'invasione del granchio blu”. A questo si aggiunge lo sfinimento delle oltre cento imbarcazioni dedite alle vongole di mare, ferme in porto a reddito zero ormai da due anni.

“L’insostenibile aumento del costo del gasolio -aggiunge- la carenza di liquidità e i pesanti vincoli normativi europei stanno erodendo ogni margine di sopravvivenza per una flotta peschereccia che, contando oggi solo 1.197 unità, si è già ridotta di quasi il 45% rispetto al passato”. Sostenere le rivendicazioni del settore significa chiedere con urgenza interventi concreti e strutturali: dalla proroga e dal rafforzamento dei crediti d'imposta sull'energia e sul gasolio, alla revisione dei criteri di accesso ai bandi di ristoro, ammortizzatori sociali eccezionali, fino a una governance della transizione ecologica che sappia coniugare la necessaria tutela ambientale con la sostenibilità socio-economica delle imprese. Non si può tutelare il mare senza tutelare chi, sul mare, ha fondato la propria vita e il proprio lavoro.

“Rivolgiamo un accorato appello alle autorità di governo e alle istituzioni europee -conclude Puppin- affinché si apra un tavolo di confronto permanente. Il Nordest non farà mancare la propria voce a difesa di un settore che è radice, presente e futuro della nostra terra”.