Cisgiordania: Cia solidale con olivicoltori palestinesi. Basta aggressioni
Il presidente Fini: “Condanniamo violenza e devastazione da parte dei coloni israeliani. Ulivo anima del Mediterraneo. Sradicare piante e colpire chi lavora è crimine”
Ferma e aperta condanna per i sistematici attacchi, gli sradicamenti e le aggressioni da parte dei coloni israeliani che stanno devastando anche la campagna di raccolta delle olive in Cisgiordania. Una situazione drammatica che non rappresenta soltanto un’emergenza in termini di sicurezza, ma un pesante attacco all’economia, alla coesione sociale e al mondo rurale palestinese. A dirlo è, oggi, il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che aggiunge: “L'auspicio è che il nuovo quadro politico israeliano possa segnare una discontinuità rispetto alle politiche del governo Netanyahu, restituendo centralità alla tutela dei diritti umani, alla legalità e alla protezione delle comunità palestinesi”.
“L’olio di oliva -sottolinea Fini- non è una semplice risorsa commerciale. Per la Palestina rappresenta l'essenza stessa dell'identità nazionale, la radice storica del legame con il territorio e il pilastro della memoria collettiva di intere generazioni. Un valore identitario che unisce l'intera civiltà del Mediterraneo, dove l'ulivo è da millenni simbolo universale di convivenza tra i popoli. In Cisgiordania, questa filiera costituisce la spina dorsale dell'economia rurale, garantendo un reddito a oltre 100 mila famiglie.
“Agricoltori come noi -aggiunge Fini- che amano il proprio lavoro, la propria terra e che hanno bisogno di portare a termine il raccolto per garantire il sostentamento delle proprie famiglie, subiscono aggressioni inaccettabili da parte di coloni israeliani, solo per riversare la loro rabbia verso persone innocenti e indifese. Impedire la brucatura con intimidazioni e violenze, dare alle fiamme piante secolari e sbarrare l'accesso ai poderi -continua- equivale a colpire al cuore il patrimonio agronomico mediterraneo, distruggere il lavoro dei campi, azzerare i mezzi di sussistenza per intere comunità contadine. Non possiamo restare in silenzio mentre si tenta di cancellare la storia agricola di un territorio e si colpisce con la violenza chi produce cibo. In Palestina -conclude il presidente nazionale di Cia- gli attacchi criminali dei coloni, gli incendi devastanti, come il blocco dei cancelli ai contadini costituiscono una distruzione dell’eredità agricola e ambientale, una violazione intollerabile dei diritti umani e della libertà d'impresa”.
Cia ribadisce il proprio impegno al fianco delle reti di cooperazione agricola e delle organizzazioni internazionali per il sostegno ai produttori e il ripristino del patrimonio arboricolo distrutto. Terra e lavoro agricolo devono essere tutelati come strumenti di pace.