21 Aprile 2026

Cia Veneto: meno mais e più soia, così cambia l’agricoltura in regione

#produzione #cereali #territorio
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Fino a qualche anno fa il mais era la coltivazione principale del Veneto, con più di 120.000 ettari dedicati. Questa primavera, anche a motivo delle tensioni in Medio Oriente (con lo Stretto di Hormuz di fatto nuovamente chiuso), e conseguente impennata dei costi del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, Cia-Agricoltori Italiani Veneto registra fino ad un -30% di semine di granoturco rispetto al 2025. Le ultime quotazioni danno lo stesso gasolio agricolo a 1,45 euro al litro (più Iva), quando veniva 0,70 centesimi fino ad un paio di mesi fa. L’urea, concime necessario per un buono sviluppo vegetativo della pianta, oggi costa 85 euro al quintale (più Iva), a fronte di 40 euro al quintale nel 2018.

“In questa fase di programmazione gli agricoltori stanno prediligendo la soia piuttosto che il mais -spiega il presidente di Cia Veneto, Giorgio Puppin-. Vero che rende di meno, ma ci si espone economicamente in maniera più controllata: servono minori quantitativi di fertilizzanti, oltre che di acqua”. Pure il prezzo del mais, peraltro, è in costante fluttuazione, e non sempre al rialzo. Oggi nelle Borse Merci si attesta a 24 euro al quintale; tuttavia, al produttore rimangono soltanto tra i 15,5 e i 16 euro al quintale. A dire che il gioco non vale la candela. Non solo. Come osserva Puppin, “è difficile prevedere quale sarà l’andamento dei prezzi a settembre, al momento del conferimento del granoturco. Davanti a tali incognite, gli imprenditori agricoli virano su piani che siano meno rischiosi possibile. In tutto questo, però, si pone un grosso problema, poiché il mais è strategico per il settore della zootecnia”. Per quanto riguarda la soia, invece, Cia Veneto stima una crescita di un 30%, per complessivi 115-120mila ettari in Regione. Le primissime semine sono in agenda a fine aprile, e andranno avanti fino alla metà di maggio. Fra le altre colture alternative al mais, stanno prendendo piede il girasole e, seppur in minima parte, il sorgo.

“Oggi più che mai l’agricoltore cerca di minimizzare le perdite -spiega il presidente-. Fra i fattori di rischio, i mutamenti climatici in atto; a tal riguardo, non abbiamo alcuna garanzia relativamente alle precipitazioni primaverili-estive. Dato che il granoturco è una coltivazione idroesigente, tanti colleghi scelgono di mutare le diverse programmazioni”. “Si tratta di un cambio epocale per la nostra Regione, storicamente vocata proprio al mais. Al mondo della politica -conclude- chiediamo un costante sostegno. L’agricoltura è anzitutto valorizzazione e cura del territorio in cui viviamo”.