02 Novembre 2026

Stati generali del vino: Cia Piemonte disegna la mappa per il futuro del settore

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A Pollenzo il confronto tra istituzioni, ricerca e produttori. Al centro le nuove strategie per affrontare il calo dei consumi, i cambiamenti climatici e l’evoluzione dei mercati

Il Piemonte dispone delle competenze, della qualità produttiva e del patrimonio territoriale necessari per mantenere un ruolo da protagonista nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale. Per affrontare le sfide del settore, però, servono programmazione, innovazione e collaborazione tra tutti gli attori della filiera. È la prospettiva indicata da Cia-agricoltori italiani Piemonte e Valle d’Aosta in occasione degli Stati Generali del Vino, convocati venerdì scorso all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con l’obiettivo di delineare strategie condivise per il prossimo decennio.

"La viticoltura sta attraversando una fase complessa, segnata dal calo dei consumi, dai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla sfida climatica. Servono nuovi strumenti di confronto e scelte che non si limitino a difendere i risultati raggiunti, ma ripianifichino lo sviluppo con una visione di medio e lungo periodo" -ha dichiarato Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta-.

Ad aprire i lavori è stata Tiziana Sarnari, responsabile dell’Ufficio Indicazioni Geografiche di Ismea, che ha delineato le principali dinamiche del comparto. L’Italia mantiene una posizione di leadership nella produzione vitivinicola e nell’export in volume, ma deve confrontarsi con la contrazione dei consumi e della produzione a livello globale. Crescono i vini bianchi, gli spumanti e le produzioni a indicazione geografica, mentre aumenta la pressione competitiva sui vini di fascia media. Per il Piemonte, seconda regione italiana per valore economico delle Indicazioni Geografiche, con circa 1,8 miliardi di euro, le opportunità passano dall’enoturismo alla vendita diretta, fino a una comunicazione più efficace verso le giovani generazioni.

Sul fronte tecnologico, Michele Fino, docente dell’Università di Pollenzo, ha illustrato le potenzialità delle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) per rendere la viticoltura più resiliente. Il confronto ha riguardato anche i vini dealcolati e a bassa gradazione alcolica, con attenzione alle sperimentazioni in corso in Piemonte e al rapporto con i consumatori più giovani. Tra le priorità indicate, l’educazione al consumo consapevole, sintetizzata nel principio del "bere meno ma meglio".

Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale di settore di Cia, ha richiamato l’importanza di accompagnare i cambiamenti attraverso strumenti e strategie condivise. "Non serve la rivoluzione, ma l’innovazione" -ha sottolineato, evidenziando il valore del Pacchetto Vino promosso dall’organizzazione, dell’enoturismo e delle opportunità offerte dalla riforma delle Indicazioni Geografiche-. L’obiettivo è attrarre nuovi consumatori e valorizzare le tecnologie disponibili, comprese le Tea.

Paolo Balocco, della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte, ha ripercorso le tappe che negli ultimi trent’anni hanno consentito al vino piemontese di affermarsi sui mercati internazionali grazie a politiche orientate alla qualità. La flessione dei consumi impone oggi nuove riflessioni e investimenti. In questo contesto, la Regione ha annunciato l’avvio di un Osservatorio regionale sulla viticoltura, che integrerà dati provenienti da diversi enti per fornire analisi e modelli previsionali utili alle decisioni delle imprese.

Carenini ha ribadito la centralità del lavoro degli agricoltori e della sostenibilità economica aziendale. "Oggi disponiamo di dati e strumenti di analisi che permettono una programmazione molto più efficace rispetto al passato" -ha affermato, sottolineando la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, ricerca, industria, distribuzione e mondo agricolo-.

Claudio Conterno, rappresentante di settore di Cia Piemonte, ha invitato il comparto a una riflessione autocritica, richiamando le rigidità normative, il peso della burocrazia e la necessità di pianificare con orizzonti temporali più ampi. Ha inoltre evidenziato il ruolo delle cooperative e delle cantine sociali nella gestione delle produzioni.

Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, ha approfondito le criticità dei mercati internazionali, la situazione dell’Asti e la progressiva riduzione del consumo quotidiano di vino nelle famiglie. Tra le priorità figurano una promozione più innovativa, l’apertura a mercati emergenti come Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine e una maggiore attenzione alle preferenze delle nuove generazioni.

A concludere i lavori è stato Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-agricoltori italiani, che ha invitato il settore a valorizzare sia i mercati consolidati sia le nuove opportunità internazionali. Fini ha ribadito l’importanza di tutelare le risorse dell’Ocm Vino e di garantire un adeguato sostegno attraverso la futura Politica Agricola Comune. Ha inoltre richiamato la necessità di migliorare la comunicazione, rafforzando il legame tra vino, territorio, cultura, qualità ed enoturismo. Sul fronte tecnologico, ha confermato il sostegno di Cia alle Tea come strumento per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico, guardando anche alle prospettive offerte dai vini a bassa gradazione alcolica.