Cia Padova: l'olio dei Colli Euganei sulle tavole dei ristoranti di lusso di Venezia
È boom dell’olio di oliva dei Colli Euganei nei ristoranti di lusso di Venezia e negli alberghi luxury del Bacino Termale. “Un prodotto di nicchia, che viene sempre più richiesto dal grande pubblico”, sottolinea Cia-Agricoltori Italiani Padova in occasione della campagna olivicola in corso.
Oltre che dalle strutture a cinque stelle, l’olio degli Euganei viene apprezzato -e il fenomeno è in costante crescita- dai turisti tedeschi, francesi e svizzeri. L’annata, peraltro, si sta rivelando eccezionale: tutte le piante sono cariche di frutti di primissima qualità.
“Nonostante la siccità, lo sviluppo vegetativo dell’oliva ha avuto un andamento regolare -spiega Devis Zanaica, titolare dello storico Frantoio di Cornoleda di Cinto Euganeo-. Non abbiamo registrato particolari attacchi da parte di parassiti o della mosca dell’olivo. Mentre le piogge sono arrivate proprio nei momenti giusti”. Se le rese risultano nella norma, è per l’appunto la qualità ad essere straordinaria, senza alcuna differenza fra le diverse zone dei Colli.
“In questi giorni stiamo lavorando a pieno ritmo -spiega lo stesso Zanaica-. Verosimilmente andremo avanti fino alla metà di novembre”. Bene l’annata, dunque. Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica, come evidenzia il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello: “In primo luogo, non stiamo assistendo a quel ricambio generazionale necessario a dare continuità alla filiera. Oggi l’età media dei produttori di olio nei Colli è piuttosto elevata. Quasi mai i figli rilevano l’attività dei padri. Di conseguenza, si rischia un abbandono degli oliveti e, nel lungo periodo, un dimezzamento della produzione”. Mancano, in particolare, degli incentivi da parte delle Istituzioni a favore dei giovani agricoltori.
“Bisogna dar loro un adeguato sostegno economico, oltre che un’assistenza tecnica ad hoc”. Di fronte a tante incognite, su tutte quelle riconducibili alla produzione dell’olio (un anno va bene, i due successivi non è detto), i ragazzi e le ragazze preferiscono orientarsi verso altre attività. Da considerare, inoltre, che di frequente gli oliveti si trovano in aree impervie. Un abbandono di questi significherebbe fare un passo indietro rispetto ai grandi temi dell’ambiente e del paesaggio. “Non deve accadere in un contesto Mab Unesco qual è quello dei Colli”.
Vi è poi la questione dell’impennata dei costi: “Non è sufficiente la passione, alla fine i conti devono tornare. Oggi aprire un’impresa agricola, o dare continuità ad essa, non garantisce un equo reddito. I conti non tornano, e non soltanto relativamente al comparto olivicolo. È necessario che l’agroalimentare ritorni in cima all’agenda politica -conclude-. Quando chiude un’azienda agricola, perdiamo un tassello fondamentale del tessuto socio-economico di una comunità e un presìdio del comprensorio”.