dal Territorio
Cia Padova: insieme a Libera contro la mafia del Nord Est
07 Marzo 2019

Malavita organizzata e caporalato non sono solo prerogative del meridione

Padova è stata scelta come meta per le iniziative dell’associazione Libera, nell’ambito della Giornata della memoria in ricordo delle vittime delle mafie: il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Cia di Padova, aderente all’associazione, parteciperà attivamente alla manifestazione per sensibilizzare la popolazione su un tema di importanza capitale per la società e l’economia del Paese.

Per prepararsi all’evento del 21 marzo, Cia–Agricoltori italiani oggi ha organizzato nella propria sede provinciale una Direzione straordinaria, che ha visto la partecipazione di Alessandro Naccarato, membro della Commissione parlamentare antimafia, il cui intervento ha permesso di conoscere parte dei meccanismi e delle dinamiche con le quali le organizzazioni malavitose si muovono sul territorio, e Don Giorgio De Checchi di Libera.

In particolare, l’onorevole ha messo in luce quanto le associazioni a delinquere di stampo mafioso non siano più una prerogativa dell’Italia meridionale, e siano invece ampiamente penetrate nel nord Italia, nella fattispecie in Veneto, individuata come quarta regione per riciclaggio di denaro sporco, dopo Lombardia, Lazio e Campania.

“I capitali derivanti dalle attività criminali vengono immessi nell’economia pulita dei territori -ha spiegato Naccarato-. Perché avvenga la trasformazione, e le organizzazioni malavitose possano trarre proventi, servono tante aziende e tante banche di piccole dimensioni, due caratteristiche peculiari del tessuto economico veneto. Le mafie arrivano nelle zone dove vi è la possibilità di realizzare ricchezza, e si infiltrano utilizzando una rete di protezione elevatissima, che consente loro di mantenere un tenore di vita molto alto. Attraverso figure professionali come avvocati e commercialisti conniventi con la malavita, entrano nell’economia del territorio, grazie alla quale riciclano il denaro derivante dallo spaccio di droga e da altre attività illecite”.

L’agricoltura non è esente dal pericolo di infiltrazioni mafiose: la pirateria agroalimentare e il caporalato sono gli ambiti attraverso i quali la mafia colpisce maggiormente l’agricoltura. Le infiltrazioni malavitose si inseriscono sia nella parte della produzione, che in quella della vendita, tramite cui commercializzano prodotti agricoli non certificati e contraffatti come Dop, Doc e altro. Gli agricoltori, inoltre, sono l’anello debole della filiera che termina con la Grande distribuzione: le agromafie si inseriscono nella catena, approfittando della dinamicità degli scambi commerciali, guadagnando sulla pelle degli imprenditori agricoli, che sempre di più vedono ampliarsi la forbice tra i prezzi dei prodotti pagati all’origine, e quelli proposti al consumatore nei negozi. “Come Cia, ci impegniamo a difendere i nostri agricoltori da questa piaga -ha dichiarato il presidente di Cia Padova, Roberto Betto-. E’ necessario che i nostri agricoltori siano consapevoli dei rischi che vi sono, e siamo decisi ad essere parte attiva nella lotta alla mafia e ad ogni sua declinazione”.

Per Don Giorgio De Checchi la mafia è un problema innanzitutto culturale: “Serve un nuovo modo di pensarci in relazione agli altri. Il potere e i soldi sono importanti, ma in una prospettiva di bene condiviso -ha aggiunto nel corso del suo intervento nella sede di Cia Padova-. Purtroppo spesso si arriva ad esasperare il valore di questi elementi, fino ad ignorare l’importanza della propria coscienza”.


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