dal Territorio
Cia Padova: canali quasi in secca. A rischio mais, orzo e colza
19 Aprile 2022

Difficoltà a irrigare nelle campagne fra Maserà e Cornegliana. In sofferenza, nella Bassa, il Cavariega, il Frassine, il Canal Bianco e il Fratta

In attesa dell’ordinanza regionale che limiterà i prelievi dell’acqua per uso agricolo, gli scoli interni che solitamente vengono utilizzati per irrigare i campi sono quasi in secca. Di fatto, spiega Cia-Agricoltori Italiani Padova, già adesso risulta difficile usare i rotoloni, macchine semoventi che spingono fuori diversi litri di acqua al secondo. Nelle campagne fra Maserà e Cornegliana il canale Bolzani è ai minimi termini. In sofferenza, nella Bassa, il Cavariega, il Frassine, il Canal Bianco e il Fratta.

“C’è talmente poca acqua -rileva Cia Padova- che il tubo dei rotoloni non riesce ad aspirare in maniera regolare e finisce per bloccarsi. Entra aria, non acqua: il motore si ferma in automatico, altrimenti andrebbe in surriscaldamento”. Non solo. Oggi irrigare, quando appunto è possibile, significa mettere in conto 80 euro di spese in più a ettaro tra gasolio agricolo (quotato a 1,22 euro a litro, mentre alla fine dello scorso anno veniva 70 centesimi a litro) e manodopera.

“Fino a qualche tempo fa gli imprenditori agricoli non inserivano a bilancio queste uscite precisa il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato-. Nessuno si sarebbe mai immaginato che avremmo iniziato ad irrigare già a marzo”. Se la siccità dovesse perdurare, sono a rischio sia la germinatura del grano duro che, soprattutto, del grano tenero. Oltre a colture quali orzo, colza e pisello proteico.

“Ci sono degli agricoltori che hanno deciso di attendere ancora qualche giorno prima di procedere con le semine -sottolinea Emilio Cappellari, vicepresidente di Cia Padova-. Chi, invece, ha cominciato ad inizio aprile, in questo momento è seriamente preoccupato: le piantine di mais, che adesso sono grandi dai 2 ai 3 centimetri, potrebbero non sviluppare in maniera adeguata l’apparato radicale”. La pianta, di conseguenza, subirebbe un deficit strutturale che non sarebbe più modificabile. A cascata, ne risentirebbe la resa, tanto in termini di quantità che di qualità.

“In realtà, il problema relativo alla siccità non è di questa primavera -aggiunge il presidente Trivellato-. Si tratta di una tendenza che stiamo registrando in particolare negli ultimi anni, ed è un chiaro segno dei mutamenti climatici. Le Istituzioni, insieme al mondo agricolo, sono tenute a dare delle risposte concrete”.

“A tale proposito abbiamo interpellato il Governo affinché trasferisca risorse adeguate ai Consorzi di Bonifica per la realizzazione a breve-medio termine di una rete di impianti pluvirrigui in grado di provvedere all’irrigazione dei terreni agricoli in modo preciso e mirato, senza sprechi”. Infine, Cia Padova ha rilevato l’importanza di costruire bacini montani e di pianura: “Si tratta di strutture in grado di trattenere l’acqua quando ce n’è in abbondanza, per poi rilasciarla nei periodi di maggiore siccità ad uso civile, industriale e agricolo. Tale intervento può rientrare nell’ambito del Pnrr”.


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