22 Ottobre 2026

Cia in piazza a Montecitorio. I conti non tornano se la nuova Pac divide giovani e anziani

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Il presidente Fini: “Stop a esclusione pensionati dal 2032 e risorse vincolanti per gli under 35. Nessuna generazione sia lasciata indietro”

A chi lavora in agricoltura da una vita non si può semplicemente togliere il sostegno pensando che al suo posto arriverà un giovane. Il ricambio generazionale non si costruisce così: servono condizioni concrete per entrare nel settore, investire e restare. È l’appello con cui Cia-Agricoltori Italiani chiude la mobilitazione nazionale “I conti non tornano” con i cinque presidi davanti a Montecitorio, riportando al centro una delle misure più critiche contenute nella proposta della Commissione europea sulla Pac post 2027.

Nel dettaglio, dal 2032 è previsto lo stop ai pagamenti di base agli agricoltori in età pensionabile. Un provvedimento che, secondo Cia, rischia di produrre effetti opposti a quelli attesi: in Italia oggi il 70% dei titolari di azienda agricola ha più di 50 anni e circa il 20% supera i 65 anni. “L’errore è pensare che cancellare i sostegni agli agricoltori anziani significhi automaticamente fare spazio ai giovani -dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini-. In molte aree del Paese significherebbe soltanto accelerare l’abbandono dei terreni, la perdita di imprese e lo spopolamento rurale. Questa misura va eliminata o lasciata alla valutazione degli Stati membri, tenendo conto delle diverse realtà nazionali”.

Le aziende agricole guidate da under 35 sono ancora poco più del 7% del totale: troppo poche per garantire un vero ricambio generazionale. Per questo, secondo Cia, bisogna fare di più. Va nella giusta direzione lo “Starter Pack” della Commissione europea, che mette a disposizione dieci strumenti per favorire l’ingresso dei giovani, dal sostegno all’insediamento all’accesso al credito, dagli investimenti alla consulenza. Ma, perché possa funzionare davvero, servono risorse certe: nella proposta Ue, invece, manca una quota minima obbligatoria di risorse destinata ai giovani e resta ampia la discrezionalità degli Stati nell’attuazione.

“Se il ricambio generazionale è davvero una priorità europea, occorrono impegni vincolanti e strumenti all’altezza -aggiunge Fini-. I giovani devono poter entrare in agricoltura senza trovare davanti a sé barriere insostenibili per poter costruire un’impresa capace di produrre reddito”.

Anche l’attrattività del settore resta una sfida: in Italia solo il 9% dei giovani considera l’agricoltura tra le proprie preferenze occupazionali, contro il 22% per comunicazione e marketing, il 21% per la Pubblica amministrazione e il 19% per il digitale. Per Cia servono, quindi, anche interventi nazionali: dalla formazione continua su business plan, finanza, AI e multifunzionalità, a nuovi strumenti per abbattere gli ostacoli all’ingresso, come una Società agricola emergente con co-investimento pubblico e un fondo Ismea dedicato all’innovazione tecnologica per i giovani.

“Il futuro dell’agricoltura non si costruisce mettendo una generazione contro l’altra. Si costruisce facendole lavorare insieme. Senza ricambio non c’è futuro, ma senza chi oggi tiene vivi i territori non ci sarà nulla da tramandare -conclude Fini-. Perché se si spezza il filo tra generazioni, i conti non tornano”.