04 Settembre 2026

Cia Ferrara: torna la pera Abate, ma con prezzi di mercato non remunerativi

#ortofrutta #prezzi #produzione
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Gasolio e mezzi tecnici schizzati alle stelle, oltre al calo produttivo per colpa del clima, rischiano di compromettere la redditività delle aziende

La raccolta dell’Abate è in pieno svolgimento in tutto l’areale ferrarese, iniziata con circa una settimana di anticipo a causa delle temperature registrare nel mese di agosto e i frutticoltori iniziano a tirare le somme di un’annata tra luci e ombre.

Secondo i primi dati parziali raccolti da Cia-Agricoltori Italiani Ferrara le medie, pur non tornando in generale ai livelli dell’areale che potevano arrivare anche a 250-270 q/ha, sono comunque discrete e si attestano sui 180-200 q/ha. A creare una contrazione che l’associazione stima di quasi il 30% in meno è stato sicuramente l’andamento climatico che ha limitato l’accrescimento dei frutti e fatto diminuire le rese, mentre per la quasi assenza di cimice e un impatto contenuto di patologie aggressive come la maculatura bruna, la qualità appare buona.

Un quadro che si inserisce in un contesto produttivo generale positivo anche per le pere estive, William in primis, che ha registrato un buon andamento produttivo e qualitativo, così come altre varietà come Carmen e Santa Maria. Una valutazione che naturalmente esclude gli areali colpiti da eventi estremi e da forti grandinate, ma nel complesso le aziende che non hanno subito danni parlano di una campagna positiva. 

Il problema, come sottolinea Jennifer Felloni, vicepresidente di Cia Ferrara e frutticoltrice sono sicuramente i prezzi, decisamente non remunerativi se si considera anche l’aumento dei costi di produzione.

“L’annata sta andando discretamente a livello produttivo, anche se le temperature estreme che hanno provocato stress idrico alla pianta, hanno limitato i calibri e dunque le rese per ettaro. In generale, fatta eccezione per chi ovviamente ha subito danni per le forti grandinate di luglio, possiamo parlare di una pericoltura che ‘rivede la luce’ dopo anni durissimi”, spiega Felloni. “Se le luci ci sono, non mancano però le ombre, che riguardano, come spesso accade nel nostro settore, i prezzi pagati per l’Abate che, conti alla mano, sono attualmente il 30-40% in meno rispetto all’anno scorso. Quotazioni troppo basse a fronte di costi alle stelle per super irrigazione, mezzi tecnici, carburanti – per un litro di carburante serve un chilo e mezzo di pere – e assicurazione che svalutano ulteriormente quel prezzo. La stessa cosa accade al consumatore che vede crollare drasticamente la sua capacità d’acquisto, quindi il valore del suo denaro, a fronte di prezzi al consumo in aumento. E qui c’è l’altro grande problema: il prezzo dal campo alla tavola aumenta del 400%, quindi se alla produzione la pera abate viene pagata un euro, al consumatore ne costa 4 e questo e questo gli farà fare magari scelte d’acquisto diverse, facendo diminuire la richiesta di mercato, sempre a discapito delle aziende agricole. Un circolo vizioso e speculativo che continua a colpire la filiera e compromettendo anche la valorizzazione delle nostre pere di qualità”.

Ma “le ombre non sono finite -continua la vicepresidente di Cia Ferrara- perché al problema, cruciale, di un prezzo che fatica a coprire i costi di produzione si aggiunge l’incertezza dell’intero sistema di conferimento perché l’agricoltore nel momento in cui conferisce sa le quotazioni di mercato, ma non sa ancora il prezzo reale che verrà pagato per il suo prodotto dal commerciante o dalla cooperativa, che generalmente gli viene comunicato nel momento del saldo, fino a un anno dopo la consegna del prodotto quando lui ha già sostenuto gli investimenti per la campagna successiva. Dunque, la quotidianità delle aziende agricole è fatta di prezzi da determinare liquidati dopo 9-12 mesi, costi in costante aumento ai quali si aggiunge un altro motivo di incertezza legato al sistema assicurativo. Le compagnie, a fronte di eventi sempre più estremi e frequenti, faticano ormai ad assicurare certi prodotti e lo fanno con polizze che non sempre le aziende possono permettersi”.

“Sia chiaro -conclude Felloni- non vogliamo o chiediamo sussidi, ma un prezzo che tenga conto dell’aumento dei costi sostenuti, che sia equo e sostenibile lungo tutta la filiera. Una sostenibilità che ora è messa a rischio anche da eventi che non possiamo controllare, come le guerre e il clima, e altri sui quali possiamo, invece, incidere, come le speculazioni di mercato, la certezza del prezzo e i tempi di pagamento, e un sistema assicurativo che deve proteggere realmente il lavoro delle aziende. L’Abate è tornata, ma il fatto che ‘rimanga’ e che gli estirpi si fermino richiede azioni strutturali condivise anche a livello istituzionale e dell’intera filiera”.