08 Settembre 2026

Cia Chieti-Pescara: tutela e sviluppo economico devono andare di pari passo

#ambiente #accordi #impresa #paesaggio
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L'organizzazione agricola contesta il percorso blindato Parco della costa dei Trabocchi e dell'area Teatina: “Rivedere subito perimetrazione e vincoli, o si cancella il futuro delle imprese agricole”

Il futuro della zona non può essere definito senza considerare quello delle imprese agricole che da decenni garantiscono cura, presidio e produttività del territorio. È questo il punto centrale emerso ieri al "Parco dei Priori" di Fossacesia (CH), durante l'incontro promosso da Cia Chieti-Pescara sul possibile Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina, che ha riunito istituzioni, amministratori locali, associazioni ambientaliste e rappresentanti del mondo agricolo e professionale.

Per Cia, tutela ambientale e sviluppo economico devono procedere insieme. La valorizzazione paesaggistica e ambientale dell'area deve infatti tenere conto della sostenibilità economica delle attività che vi operano e della necessità di garantire alle aziende condizioni adeguate per programmare e investire.

"Non possiamo pensare di costruire il futuro di questo territorio senza mettere al centro chi qui lavora e produce -ha dichiarato Domenico Bomba, presidente di Cia Chieti-Pescara-. Se vogliamo un territorio curato, vivo e produttivo, dobbiamo garantire alle imprese la possibilità di continuare a fare reddito e guardare al futuro. Quando l'agricoltura arretra, vengono meno anche la manutenzione dei terreni, il presidio delle aree rurali e una parte importante di quella qualità paesaggistica che oggi vogliamo proteggere".

Secondo Cia, il percorso per l'istituzione del Parco, avviato oltre 25 anni fa, deve essere riconsiderato alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti nel frattempo.

"Non possiamo ignorare -ha proseguito Bomba- che per oltre venticinque anni politica e istituzioni non siano riuscite a portare a compimento questo percorso. Oggi ci troviamo ad affrontare, anche a causa della sentenza del Tar, scelte destinate a incidere per decenni sul futuro di diciannove Comuni, in tempi estremamente compressi. Non può essere il territorio a pagare il prezzo dei ritardi accumulati".

Il tema, per Cia, non riguarda soltanto l'istituzione del Parco, ma soprattutto le condizioni concrete in cui le aziende agricole potranno continuare a operare al suo interno.

"Dire che il Parco non vieta l'agricoltura non è sufficiente -ha evidenziato Alfonso Ottaviano, direttore Cia Chieti-Pescara-. Bisogna garantire concretamente alle aziende la possibilità di coltivare, difendere le proprie produzioni, rinnovare e reimpiantare le colture, sostituire pali e fili, intervenire sulla viabilità poderale, raggiungere i terreni e svolgere le attività zootecniche. Se per la gestione ordinaria sono necessarie procedure complesse, tempi lunghi o autorizzazioni difficili da ottenere, l'impatto diventa inevitabilmente economico, riducendo competitività e capacità di investimento".

Preoccupano anche i tempi legati alle misure di salvaguardia, presentate come transitorie, ma che rischiano di rimanere in vigore a lungo in attesa dell'approvazione del Piano e del Regolamento del Parco.

"Non possiamo accettare -ha incalzato Ottaviano- che norme pensate per una fase temporanea diventino di fatto il quadro entro cui le imprese sono costrette a operare per anni".

Particolare attenzione viene posta da Cia sulla perimetrazione e sulla zonizzazione, che dovranno tenere conto della reale presenza agricola e delle diverse caratteristiche produttive dell'area.

"Non tutte le zone hanno la stessa realtà agricola e non tutte le aziende hanno le medesime esigenze -ha spiegato Ottaviano-. La zonizzazione dovrà quindi essere costruita con grande attenzione, perché da queste scelte dipenderanno concretamente le possibilità delle imprese di continuare a lavorare. Anche sulla difesa fitosanitaria serve un approccio coerente con la realtà produttiva: in quest'area esiste già una forte attenzione alla sostenibilità e una presenza significativa di aziende biologiche. Le nuove regole non devono trasformarsi in un ostacolo alla gestione delle attività".

La richiesta di Cia è quindi di riaprire il confronto su tre aspetti prioritari: revisione della perimetrazione, riscrittura delle misure di salvaguardia per garantire la piena operatività delle imprese agricole e costruzione della zonizzazione attraverso un confronto concreto con Comuni, organizzazioni agricole e professionisti del territorio.

"L'agricoltura è una delle ragioni per cui questo territorio è ancora bello, curato e attrattivo -ha concluso Bomba-. Gli agricoltori sono parte integrante di questo paesaggio e contribuiscono ogni giorno a mantenerlo vivo. Proteggere l'area significa anche mettere le imprese nelle condizioni di continuare a produrre reddito, investire e restare sul territorio. Chiediamo quindi di riaprire il confronto coinvolgendo Comuni, categorie economiche e mondo agricolo, perché il futuro dell'area non può essere deciso senza considerare quello di chi ci vive e lavora".