Cia Basilicata: un patto per l’acqua contro la crisi idrica e lo spopolamento
A Potenza il convegno con Cgil e Legambiente. Al centro obiettivi comuni per trasformare le reti, ridurre gli sprechi e garantire il futuro del comparto
La scarsa disponibilità di acqua sta diventando una condizione reale che influenza, profondamente, la qualità della vita e la sostenibilità stessa dei territori. L'emergenza investe tutti i sistemi produttivi, rallenta la crescita, incide sulla contrazione degli investimenti e sulle pressioni inflazionistiche, sul prezzo dei prodotti agricoli, sulle bollette dell'energia per le famiglie e sulle produzioni industriali.
Lo stress idrico è via via sempre più prolungato, gli invasi sono soggetti a forte variabilità, le reti presentano livelli di dispersione elevatissimi e le infrastrutture risultano in larga parte obsolete. La perdita d’acqua supera il 60% del volume immesso in rete, con punte ancora più alte nel capoluogo regionale. La capacità di accumulo delle acque meteoriche resta molto bassa, rendendo il sistema fragile e poco resiliente.
In questo quadro, la Basilicata rappresenta uno dei territori più vulnerabili del Mezzogiorno, ma anche il territorio da cui ripartire secondo Cia-Agricoltori Italiani che, oggi, a Potenza, insieme a Cgil e Legambiente, ha scelto di non abbassare la guardia, ma alzare i riflettori e passare ai fatti lanciando una nuova via di sviluppo oggetto del convegno “Acqua, infrastrutture e governance. Strategie di adattamento climatico per la Basilicata”.
Una strategia integrata per la Basilicata - La transizione richiede una visione sistemica fondata su cinque assi strategici:
- Infrastrutture moderne e interconnesse: rifunzionalizzazione degli invasi, ammodernamento delle reti, completamento delle opere incompiute, interconnessione degli schemi idrici, manutenzione strutturale delle infrastrutture;
- Efficienza e risparmio: riduzione delle perdite di rete, recupero delle acque meteoriche, accumuli locali egestione programmata delle disponibilità idriche;
- Integrazione acqua–energia – uso delle infrastrutture idriche come piattaforme multifunzionali: micro-idroelettrico, fotovoltaico su invasi, autonomia energetica dei consorzi e riduzione dei costi di gestione;
- Riuso delle acque reflue e sviluppo di sistemi di affinamento e riutilizzo sicuro delle acque depurate per l’agricoltura, riducendo la pressione sugli invasi;
- Manutenzione continua, equità territoriale, cura dell’ acqua e del reticolo idrografico, sicurezza delle dighe, pari accesso all’ acqua tra territori, coesione sociale e riduzione dei divari.
Il nodo della governance - La gestione della risorsa idrica è, oggi, frammentata tra più soggetti e livelli istituzionali. Questa frammentazione rallenta le decisioni, favorisce interventi emergenziali e indebolisce la pianificazione strategica. Serve una regia unica, un coordinamento stabile e una governance capace di integrare pianificazione, dati, investimenti, gestione operativa.
Le proposte - Servono azioni operative che vanno ad aggiungersi alle proposte organizzative e gestionali. Nello specifico:
- l’adozione di bilanci idrologici di area vasta da parte dell’AdB appenino meridionale, quale strumento di pianificazione dell’intero distretto, accompagnati da bilanci idrologici regionali;
- la realizzazione di 20 interventi per un'efficiente gestione della risorsa idrica, al fine di uscire dalle emergenze aggravate dai cambiamenti climatici e fornire certezze alle Comunità e al sistema economico e produttivo della nostra Regione;
- l'aggiornamento del piano di indirizzo energetico regionale con indicazioni degli obiettivi per idroelettrico;
- istituzione dell’osservatorio Regionale sull’acqua;
- la costituzione della consulta permanente per la risorsa idrica con le rappresentanze economiche, sindacali e sociali della nostra Regione.
Una scelta di futuro - L’acqua non è solo una risorsa naturale: è un fattore di sicurezza, di sviluppo e giustizia territoriale. Per la Basilicata, costruire una politica strutturale per l’acqua significa uscire dalla logica dell’emergenza, avviare una vera strategia di futuro, fondata su resilienza climatica, sostenibilità economica e coesione sociale.
Il dibattito e gli interventi - A dare voce e strada a questi temi il convegno promosso da Cia Potenza e moderato da Donato Distefano della direzione nazionale Cia. A intervenire: i dirigenti Cia, Giannino Lorusso e Stefano Calderoni, anche vice presidente nazionale Anbi; Cgil, Fernando Mega segretario regionale, Silvia Bubbico, segretaria Potenza, Luigi Giove, segretario nazionale; di Legambiente, Valeria Tempone, Antonio Lanorte Basilicata. In apertura, il contributo di Michele Greco, professore Unibas; Pasquale Pepe Assessore alle Infrastrutture Regione Basilicata; Giuseppe Musacchio, Presidente Consorzio di Bonifica Basilicata; Luigi Giuseppe Decollanz, Presidente Acque del Sud; Luigi Cerciello Renna, Direttore Acquedotto Lucano; Pasquale Coccaro, ABD Distrettuale Appennino Meridionale.
Le dichiarazioni - Stefano Calderoni, vice presidente nazionale Anbi: “L’uragano Harry è solo l’ultimo segnale che i ritardi degli investimenti nel nostro Paese per il territorio. E’ questa la vera sfida che abbiamo posto al Governo perché il Piano messo in campo dal Ministero delle Infrastrutture per la parte idrica (Pniissi) vale 12 miliardi di euro, appena mezzo punto di Pil, ma serve volontà politica. Il sistema dei consorzi ha dimostrato in tutti questi anni capacità d'intervento e di spesa, specie per il Pnrr. Sono compet. Sono competenze da valorizzare”.
Giannino Lorusso (Cia Potenza): La manutenzione delle strutture esistenti, l’implementazione di tecnologie innovative, l’adozione di efficaci strategie di sostenibilità improntate all’economia circolare e al pareggio energetico rappresentano le soluzioni per affrontare le diffuse emergenze e i cambiamenti in corso. Si tratta di tematiche più ampie, che richiamano la governance complessiva del territorio, la gestione sostenibile delle risorse naturali a partire dall’acqua privilegiando il risparmio, il riutilizzo, la protezione degli eco-sistemi, adottando bilanci idrologici che devono tener conto di fenomeni meteo sempre più estremi, imprevedibili e diversificati, attuando percorsi di adattamento e mitigazioni.
Ha sottolineato la segretaria Cgil Potenza, Silvia Bubbico: "I marcati interventi relativi alle prescrizioni del servizio nazionale Dighe sulla portata volumetrica degli invasi, il 70 per cento di dispersione idrica nella città di Potenza, i mancati collaudi degli invasi e i lavori per consentirli, la messa in sicurezza degli invasi, la manutenzione e le opere di interconnessione della rete idrica. Queste sono per noi le priorità da affrontare. È necessario sollecitare una pianificazione e una programmazione della risorsa idrica nell'ottica dello sviluppo, del lavoro, della sostenibilità ambientale e della transizione ecologica. Sappiamo che molti progetti sono stati finanziati e molte risorse sono inutilizzate. Tra Pniissi e Pnr abbiamo a disposizione 700 milioni di euro per gli interventi infrastrutturali destinati alla tutela e alla gestione della risorsa idrica, alla riduzione della dispersione, alla modernizzazione, alla digitalizzazione e all'irrigazione sostenibile".
Per il segretario Cgil nazionale Luigi Giove "La crisi idrica è una crisi strutturale che risente dei cambiamenti climatici ma purtroppo risente anche di una forte carenza infrastrutturale. La scarsità di manutenzione e perdite idriche vanno affrontate facendo degli investimenti e pensando al futuro. L'acqua è un bene essenziale non solo dal punto di vista dei diritti di cittadinanza delle persone ma anche per lo sviluppo di questa regione. È la premessa per lo sviluppo dell'agricoltura e dell'industria e più in generale è la premessa per evitare l' ulteriore spopolamento di questa regione. Al Governo chiediamo di mettere a terra le risorse a disposizione e un investimento sulla governance. Occorre semplificare i processi, ridurre i soggetti che agiscono e interagiscono rispetto al tema della risorsa idrica e cominciare a pensare al riutilizzo delle acque reflue e a una programmazione sia dell'accumulo che del consumo delle acque" .
“La Basilicata è tra le regioni italiane più esposte agli effetti del cambiamento climatico e alle criticità strutturali nella gestione della risorsa idrica" hanno sottolineano i dirigenti di Legambiente che considerano il convegno “un punto di partenza per costruire una strategia unitaria”. Lanorte: “Cambiare registro politico in Basilicata sull’acqua per non soccombere su emergenza e calamità naturali”.