05 Giugno 2003 | News

Ambiente: polemiche e demagogia non servono

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Sulle politiche ambientali, sull' uso razionale dell'acqua, sulla salvaguardia del territorio occorre fare meno polemiche e demagogia e impegnarsi, invece, in azioni concrete. Lo rileva la Cia- Confederazione italiana agricoltori in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente che si svolge oggi.
Anche se i fenomeni ambientali hanno degli effetti evidenti solo a medio-lungo termine, viene naturale, per la Cia, fare un bilancio dello stato dell'ambiente nel nostro Paese e nel Pianeta. Nel 2003, anno internazionale dell'acqua, si sono moltiplicati i vertici che hanno avuto per oggetto tematiche ambientali generali e specifiche: si è passati dal summit mondiale dell'ambiente a Johannesburg al Forum internazionale sull'acqua di Kyoto.
Proprio la coincidenza di questi grandi consessi internazionali è stata, secondo la Cia, l'occasione per aggiornare la situazione ambientale nei suoi elementi principali e per rinnovare gli impegni sulle grandi emergenze ambientali (numero di persone da sottrarre al rischio della morte per sete; quantitativo di energia da produrre con fonti rinnovabili; riduzione nell'uso di pesticidi e fitofarmaci). Dal momento che questi obiettivi non possano essere raggiunti se non ad una scadenza medio-lunga, normalmente al 2015-2020, evidentemente essi non sono preventivamente verificabili.
Dunque, se il bilancio è ancora in sospeso, ciò che è preoccupante è che, se in quelle sedi internazionali si auspicano utili forme di collaborazione vaste per sconfiggere fenomeni così complessi e drammatici, nella pratica corrente e quotidiana si privilegia una sorta di caccia ai responsabili delle emergenze ambientali e a volte si bersagliano i settori più deboli.
Ne sono un esempio, a livello nazionale, le critiche apparse nella "Mappa della crisi idrica" presentata recentemente dal Wwf o dichiarazioni di esperti che sostengono come l'Italia sia la nazione in Europa che spreca il maggior quantitativo di acqua in agricoltura.
In questo modo -evidenzia la Cia- ancora una volta non si comprende o si fa finta di non comprendere. Innanzitutto, il clima della nostra penisola, e del Mezzogiorno in particolare, richiede quantitativi di dosi irrigue più alte delle medie europee; secondariamente, l'acqua è fattore decisivo e limitante solo per l'agricoltura, nel senso che non può sussistere altrimenti in regimi aridi e che permette, in quelli temperati una preziosa diversificazione produttiva.
Ciò non toglie che anche le Organizzazioni professionali agricole debbano e sono impegnate a ricercare tutte le soluzioni perché si arrivi ad un contenimento progressivamente dei consumi idrici.
Questo può avvenire, secondo la Cia, con la sostituzione di reti irrigue obsolete, con una opportuna manutenzione, con sistemi irrigui "a domanda", con l'utilizzazione di specie vegetali meno idroesigenti, con lo sviluppo della ricerca scientifica orientata e applicata. Pertanto, il mondo agricolo ricerca la solidarietà e l'alleanza di tutte le forze economiche, sociali e culturali interessate.
Proprio per questo la Cia ritiene invece fuorvianti semplificazioni e forzature che rischiano unicamente di mettere all'indice i produttori agricoli. Va condotta, invece, un'iniziativa, innanzitutto culturale, come quella intrapresa dalla Cia tesa a garantire le produzioni agricole nel rispetto dell'ambiente e degli interessi della collettività nazionale.

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