dal Territorio
Agroalimentare: Cia Padova, su scaffali aumenti a doppia cifra
11 Aprile 2022

Agli agricoltori solo il 10% del prezzo finale. Istituzioni diano risposte sia straordinarie che di sistema, da adottare nel lungo periodo

La tempesta perfetta: rincari dei costi dell’energia, delle materie prime, crisi internazionale e speculazioni. Secondo l’ultimo report della Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, i prezzi dei prodotti alimentari che si trovano sugli scaffali dei supermercati sono aumentati, da febbraio a marzo, del 12,6%. Un trend che, stando a uno studio di Cia-Agricoltori Italiani Padova, si sta registrando pure in provincia di Padova, con aumenti a due cifre nel giro di poche settimane. “Tuttavia -precisa il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato- al singolo imprenditore agricolo rimane sempre meno. Attualmente, solo il 10% del prezzo del prodotto finale viene riconosciuto al produttore”. Questi, peraltro, deve fare i conti a sua volta con costi esorbitanti dell’energia (con punte di un +100% rispetto ad un anno fa), del gasolio agricolo (oggi, lunedì 11 aprile, la quotazione è di 1,20 euro al litro, quando a dicembre si attestava a 70 centesimi al litro) e delle materie prime agricole. “Gli agricoltori stanno lavorando in perdita”. I prezzi del grano sono cresciuti del 19,7%, mentre quelli del mais hanno fatto registrare un incremento del 19,1%. L'Indice dei listini degli oli vegetali segna un +23,2%, lo zucchero +6,7%, la carne +4,8%. E ancora: i prodotti lattiero-caseari sono aumentati addirittura del 23,6% rispetto a marzo 2021, con le quotazioni del burro e del latte in polvere aumentate vertiginosamente.

Nell’immaginario collettivo, prezzi nei supermercati più alti significa, di conseguenza, ulteriori guadagni a favore dei produttori. “In realtà, non funziona così -analizza Trivellato-. Giusto che i cittadini siano a conoscenza del fatto che gli agricoltori non beneficiano di un equo reddito, soprattutto in questo contesto storico. È la legge del mercato al contrario -puntualizza-. Invece che incrementare, in una logica di equità e giusto riconoscimento di un’attività essenziale qual è quella del settore primario, i guadagni per i produttori scendono a picco. A lungo andare è a rischio la tenuta del comparto”.

In questo quadro, chiarisce Cia, vanno rilanciati i contratti di filiera e di distretto, istituiti con la legge finanziaria del 2003: “Vengono stipulati tra i soggetti della filiera agroalimentare e il Ministero delle Politiche agricole al fine di portare avanti programmi d'investimento integrati a carattere interprofessionale e aventi rilevanza nazionale”. I contratti di filiera, partendo dalla produzione agricola, si sviluppano nei diversi segmenti della filiera agroalimentare, intesa come insieme delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti agricoli e agroalimentari. I progetti finanziabili possono avere un volume di investimenti da 4 a 50 milioni di euro. Le spese ammissibili comprendono tipologie quali investimenti per la produzione primaria, per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, per la promozione e la pubblicità di prodotti di qualità certificata o biologici, ricerca e sperimentazione.

Non solo. Secondo Cia Padova occorre inoltre continuare a valorizzare le eccellenze sulle scaffalature dei market, di piccole, medie e grandi dimensioni attraverso degli accordi con la grande distribuzione; nello specifico, va incentivato l’allestimento di corner dedicati ai prodotti locali, come già previsto dal “Programma per il sostegno alle azioni di rilancio e promozione dell’agroalimentare”, promosso dall’amministrazione regionale, per un investimento totale di un milione e 370mila euro. “In un momento straordinario -conclude Trivellato- le Istituzioni sono chiamate a dare delle risposte altrettanto straordinarie. Ma con uno sguardo orientato al lungo termine e quindi con delle misure strutturali”.


Tags: #prezzi #agroalimentare

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