09 Ottobre 2026

Agricoltura di montagna: Cia delle Alpi, se il reddito non regge, la passione non basta

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La Pac post 2027 è strategica per il futuro dei nostri territori

A un anno dagli Stati Generali dell’Agricoltura Alpina, Cia Agricoltori delle Alpi torna a confrontarsi sul futuro dell’agricoltura di montagna partecipando all’incontro “Agri28”, che si è svolto questa mattina ad Aosta, nella Sala Viglino del Palazzo regionale. Ai lavori hanno preso parte il vicepresidente di Cia Agricoltori delle Alpi Gianni Champion e il direttore Luigi Andreis.

L’incontro ha riunito rappresentanti istituzionali, della Commissione europea, del Masaf e delle amministrazioni locali per fare il punto sulle sfide e sulle prospettive della futura Pac 2028-2034, con particolare attenzione alle esigenze dei territori montani e alpini.

“A un anno dagli Stati Generali dell’Agricoltura Alpina – sottolinea il vicepresidente Gianni Champion – resta centrale il tema della sostenibilità economica delle imprese. Come è stato ricordato anche nel corso dell’incontro dall'assessore Girod, se il reddito non regge, la passione non basta. Sostenere la montagna significa garantire agli agricoltori il diritto di restare sui propri territori e, nello stesso tempo, creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano tornare, investire e costruire qui il proprio futuro”.

Per Champion, la questione agricola riguarda però l’intero sistema territoriale: “Non si tratta di una priorità del solo settore agricolo, ma di una sfida che riguarda la tenuta di tutta la società. Per questo è necessario che istituzioni, imprese e comunità interagiscano e collaborino in modo sinergico. Il futuro dell’agricoltura alpina passa inevitabilmente attraverso la resilienza climatica, il ricambio generazionale e il rafforzamento della competitività delle nostre aziende”.

Sul futuro della Politica agricola comune, il vicepresidente di Cia Agricoltori delle Alpi chiede un cambio di prospettiva: “La Pac non deve essere ridotta a una mera linea di pagamento del bilancio europeo, ma deve rappresentare una politica strategica per il futuro dei nostri territori. Le specificità della montagna richiedono strumenti adeguati e la possibilità di assumere decisioni coerenti con le caratteristiche economiche, ambientali e sociali delle diverse aree”.

Un’impostazione condivisa dal direttore di Cia Agricoltori delle Alpi Luigi Andreis, che pone l’accento sulla necessità di rafforzare il ruolo dei territori nella programmazione: “Le Regioni devono poter far valere la propria voce nelle sedi opportune e le scelte strategiche devono rimanere il più possibile in capo ai territori, attraverso piani economico-politici differenziati e gestiti direttamente a livello regionale. Al livello nazionale deve invece spettare la regia dei macrotemi sovraordinati, come la gestione del rischio”.

Secondo Andreis, un altro elemento decisivo sarà la semplificazione: “Le aziende agricole di montagna non possono essere gravate da procedure burocratiche sempre più complesse. Servono interventi concreti di semplificazione e una rendicontazione che sappia misurare i risultati effettivamente ottenuti sul territorio, e non soltanto verificare formalmente le risorse finanziarie erogate”.